[68]. [Vedi i Saggi di critica, pp. 3-36. Sono notissimi gli studi posteriori di L. Amabile (Fra T. Campanella, la sua cong., i suoi processi e la sua pazzia, 3 voll., Napoli, Morano, 1882; Fra T. Pignatelli, la sua cong. e la sua morte, ivi, 1887; Fra T. Campanella ne' castelli di Napoli, in Roma e in Parigi, ivi, 1887); che illustrò con gran copia di nuovi documenti e con molto acume tutta la biografia del Campanella, mettendo bene in chiaro la storia della sua congiura].
[69]. Vedi il loro giornale la Civiltà Cattolica, passim. [Negli anni 1854-6 tra questo giornale e lo Spaventa si dibattè nna lunga polemica intorno alle dottrine politiche dei gesuiti del sec. XVI e quelle dei gesuiti del secolo XIX. Cfr. il Discorso premesso agli Scritti filosofici, § III. Quegli articoli dello Spaventa dovranno veder la luce, per mia cura, in un volume della Biblioteca storica del Risorgimento italiano, diretta da V. Fiorini e T. Casini].
[70]. Tommaso Campanella, nel Cimento di Torino [nei Saggi cit., p. 19, dove nota che l'osservazione era stata fatta dal Ritter, Storia cit., t. II, 5].
[71]. [Ritter, Storia, II, 15].
[72]. Nos esse, et posse, scire et velle certissimum principium primum — Cognoscere est esse — Notitia sui est esse suum [Metaph., VI, 8, articoli 1 e 4]. — Mens ab objectis non movetur, sed excitatur ad notionem; ipsa vere per se noscit. — Anima est infinita in potendo, intelligendo, appetendo [Philos. realis, parte I, q. LIV, art. 2]. Se novit nativo sensu, — arte propra innata [De sensu rer., II, 30]. — Animata et res cognoscentes notitia innata cognoscere se ipsas praesentialiter [Metaph., VI, 8, art. 1]. Così Campanella è precursore di Cartesio. — Sentire est sapere [Metaph., I, art. 1]. Notitia aliorum est esse aliorum [ibid., VI, 8, art. 4]. Così Campanella, seguendo Telesio, è precursore di Locke. — Vedi i miei scritti su Campanella pubblicati nel Cimento [e poi in Saggi di critica, pp. 33, 11].
[73]. «Così noi siamo promossi a scoprire l'infinito effetto dell'infinita causa, il vero e vivo vestigio dell'infinito vigore, e abbiamo dottrina di non cercare la divinità rimossa da noi, se l'abbiamo a presso, anzi di dentro, più che noi medesimi non siamo dentro a noi». — Vedi la mia Filos. prat. di G. Bruno, in Saggi di filos. civ., Genova, 1852 [pp. 440-70] e Dell'amore dell'Eterno e del Divino di G. B., Riv. Ital., 1854, Torino [Entrambi questi scritti sono ristampati nei Saggi di critica, Napoli, Ghio, 1867; dove sono pure rist. una memoria sulla Dottrina della conoscenza in G. B. del 1865 e una nota sul Conc. dell'infinità in B., del 1866. Del B. lo Spaventa anche discorre nella prolusione Car. e sviluppo citata, e nell'art. sulla Vita del Berti, rist. nel vol. Da Socrate ad Hegel, N. Saggi di critica, Bari, Laterza, 1905, pp. 65-102].
[74]. [Allude probabilmente a C. Botta, il quale nella St. d'Italia contin. da quella del Guicciardini, lib. XV, t. III, p. 429 dell'ediz. Parigi, Baudry, 1832, dice: «Due frati domenicani furono mandati da Dio, o piuttosto dal suo avversario ad avvelenare queste sacre fonti, e spaventare il mondo di ciò, che più il doveva consolare. L'uno di questi fu Giordano Bruno da Nola, l'altro Tommaso Campanella da Stilo in Calabria. Costoro, usando, o per meglio dire, abusando della libertà nuova di speculare, trascorsero in opinioni empie e pericolose. Non fermerommi a parlare del primo, perciocchè avendo insegnato, che i soli Ebrei erano i discendenti di Adamo, che Mosè era un impostore ed un mago, che le sacre scritture sentivano del favoloso, ed altre bestemmie ancora peggiori di queste, fu arso a Roma al modo di Roma nel 1600, rimedio abbominevole contro opinioni pazze. Ma le opinioni pazze ed irreligiose di Giordano non ebbero sèguito...»].
[75]. Jacobi, Buhle, Schelling, Steffens, Hegel. — Wagner fa l'edizione delle opere italiane; Gfrörer di gran parte delle latine. [L'Jacobi si occupò del Bruno nella 2.ª ediz. della sua opera Ueber die Lehre des Spinoza in Briefen (1789), dove inserì un estratto dei diall. De la causa, principio ed uno: cfr. la mia prefaz. all'ediz. delle Opere ital. del B., vol. I, pp. X-XI. Il Buhle nella Commentatio de ortu et progresso Pantheismi inde a Xenophane Colophonio primo ejus auctore usque ad Spinozam, Göttingen, 1790; e nella sua Gesch, d. neuern Philosophie, Göttingen, 1796-1804, II, 703 e sgg. — Lo Schelling nel dial. Bruno oder liber das natürliche n. götlliche Princip der Dinge, Berlin, 1802 (trad. in ital. dalla Florenzi-Waddington, Milano, 1844, e Firenze, 1859: per una più recente trad. it. v. La Critica, IV (1906), 461-66). — Lo Steffens ne' Nachgelassene Schriften (Berlin, 1846), §§ 43-70: Ueber das Leben des Jordanus Bruno. — Hegel nella Gesch. d. Philosophie2, III, 201-18. L'edizione del Wagner, delle opere italiane, uscì a Lipsia nel 1830 (e una volta lo Spaventa aveva fatto il disegno di riprodurla; cfr. la mia pref. cit. alle Opere ital., v. I, p. XIII); quella del Gfrörer, delle opere latine, uscì a Stuttgart nel 1834].
[76]. [Spinto = spento].
[77]. Bruno, Opp. it., II, 108-9 [ed. Gentile, II, 5].