Dicendo identità, adempiamo alla prima.
Dicendo provata, adempiamo alla seconda.
Infatti, provare la identità vuol dire identità che prova o produce se stessa; giacchè provare è mentalizzare, e identità è mentalità. Identità provata, o meglio che si prova (l'atto della prova), vuol dire dunque categorica (sistema delle categorie, logica, metafisica), che si produce come insieme funzione soggettiva e legge oggettiva.
La soluzione del problema della logica non è dunque possibile che nella filosofia della identità, e della identità che si possa provare (mentalità), e che si provi.
Ora identità che si prova non è più Natura, ma Spirito. Quindi non più dommatismo, ma dialettismo.
Identità che si prova è identità, che è conscia di sè. Questa identità conscia di sè, cioè questa non più relativa (la fichtiana), ma assoluta autocoscienza, è appunto lo Spirito (il Creatore).
Lo Spirito è la vera identità: la identità che sussiste, è concreta come identità.
Infatti, vera identità non è la semplice identità senza la differenza, cioè solo quel che han di comune i due mondi, la natura e lo spirito, e che non è nè l'una nè l'altro, la pura loro indifferenza. Vera identità è quella che si realizza nella differenza, e dalla differenza ritorna identità.
Così abbiamo:
- identità come pura identità,
- identità come differenza,
- identità come vera identità (unità, armonia). È la identità che si sviluppa: la mente, che si mentalizza eternamente e assolutamente: la mente assoluta.