Il Duca (come da una tagliola) — Sì. Il Duca. Il vecchio Duca, il vecchio pazzo Duca, al quale la Duchessa giovine non vuole un'oncia di bene. Ho pensato, per uccidere la mia malinconia, di tentare un esercizio che m'era caro in giovinezza. Entrare negli alberi cavi e lasciarmi scivolare nel tronco per raccogliere nidi di gufi. Non sono più il cerbiatto di quei tempi. Ora sono un bue. Caddi pesantemente nella trappola in ragione diretta del mio quintale. Son qui dentro, stretto stretto. Vedi tu se puoi liberarmi, angelo mio!
Olda. — Oh Altezza! Ben certo! Così, se permetterete, faremo la strada insieme. (Tenta di liberare il Duca senza riuscirvi).
Il Duca — Su, forza! Per Dio, alla tua età avrei strappato anche la quercia dal suolo.
Olda (sforzandosi). — Non posso. Vedete bene che sono una donna!
Il Duca (con terrore mortale). — Ma giovine e forte. (Incalzando). Tu sai che non ho figli! Ti adotto. Ti faccio mia erede universale! Potrai sposare anche tu un Duca!
Olda (ancora tentando). — Non posso! Ebbene, Altezza, insegnatemela questa strada! Andrò al Castello, chiamerò la Duchessa, i servi, i boscaioli, tutte le braccia del Ducato!
Il Duca. — La strada? La strada? Sei bella. E poi se ti rapiscono? La Duchessa ha un amante. E poi se non ti rimandano quei due qui? E poi se tu non mi ritrovi? Non ho più fiato in corpo. Ho urlato troppo. Non mi sentireste da nessuna parte. No. No. No.
Olda. — Aspettiamo l'alba, allora.
Il Duca. — Allora, aspettiamo la morte.
PAOLO BUZZI