IX.
In quei giorni cadde una enorme quantità di neve che il freddo intenso fece gelare.
Ciò ispirò a Fausto il pensiero di andare a morire nella campagna, in mezzo alla neve.
Varie altre maniere di morte, lungamente discusse, quasi accettate, erano state messe da parte per diversi motivi. Vi era sempre il pericolo di essere scoperti troppo presto, o di non riuscire completamente.
La campagna gelata offriva un nascondiglio più sicuro e accontentava l'immaginazione.
La mattina del 28 dicembre — un sabato — Fausto mandò alla fanciulla i primi giacinti fioriti nella piccola serra ch'egli coltivava; e coi fiori della morte, questo breve biglietto:
«Vado a cercare il nostro nido: questa sera vi andremo insieme, mentre gli altri saranno in teatro. Mi tarda di averti con me per sempre.»
Egli uscì di città passando per il ponte coperto, celebre costruzione che costituisce una porta di Pavia a cui il Ticino dà il nome.
Il fiume era alto e scendeva lento e maestoso, inseguito dalla nebbia bassa bassa, che il vento portava sulla medesima direzione.
Il giovine camminava del suo passo ordinario, guardando lontano, all'orizzonte, dove la massa argentea dell'acqua sembrava congiungersi col cielo grigio, pesante.