Lunghe file di carri carichi di legna, di ghiaccio, di sassi, passavano vicino a lui, fra le cento colonne di granito che sostengono il tetto del ponte. Ogni tanto, un calessino; degli uomini intabarrati, il capo coperto da cappelli a larghe tese.
Era giorno di mercato a Pavia. Quelli che già avevano conchiuso i loro affari se ne ritornavano alle loro case. Altri, pochi, giungevano appena.
Il freddo intenso arrossava i nasi; i fiati gravi fumavano come i caminetti delle pipe.
Sulla neve gelata, su i carichi dei carri, su tutte le superficie immaginabili, la brina alta alcuni centimetri, scintillava come cristallo sfaccettato.
Sulla Via dei Mille, sozze baracche di rivenditori di commestibili aperte in pieno gelo; ragazzi sudici e intirizziti; la facciata, stupenda di Santa Maria in Betlemme; qualche bella casa; una fila di casuccie; e luridi monticelli di neve fangosa e nera, attendenti il disgelo, parte per parte, presso agli ingressi delle abitazioni.
Alla fine del Borgo, sulla strada di campagna, una donna che pareva cieca, con due bambini seduti contro le sue ginocchia, cercava di toccare il cuore ai passanti.
— Mi dia volentieri qualche centesimo per questi piccini!
La voce nasale e rauca recitava questa lezione imparata a memoria, come un pezzo di orazione. I bimbi, tremanti di freddo, incretiniti da quella vita, guardavano i passanti con occhi stupidi.
Fausto, tra infastidito e pietoso, gettò una moneta.
Allora la voce fioca si rianimò per benedire il benefico passeggero.