Che paura aveva di morire prima!
Finalmente, verso le quattro, Vittorio recò la buona novella: tutte le difficoltà erano vinte, l'ufficiale civile aveva promesso di arrivare puntualmente, tra le cinque e mezzo e le sei.
La signora Luisa addobbava la camera, rasciugandosi le lagrime che voleva nascondere a Fausto.
— Ah! chi l'avrebbe detto! chi l'avrebbe detto! — ripeteva tristamente. — Sposarsi a questo modo! che disgrazia!...
Argìa aveva mandato a prendere uno degli abiti del suo corredo, già mezzo pronto; un abito di felpa azzurra fatto terminare in tutta fretta; e stava vestendosi nella camera della signora Luisa.
Dacchè Fausto aveva pronunciato quelle solenni parole, e tutti si agitavano intorno a lei per quella cerimonia ufficiale, che doveva dare a lei e al figlio suo il nome onorato dei Lamberti, ella rimaneva come trasognata.
A momenti le pareva di essere fuori del mondo e che tutto quanto accadeva intorno a lei non fosse realtà ma visione fantastica.
Lei stessa non si riconosceva. I sentimenti che l'agitavano erano tanti e così diversi e nel medesimo tempo così intralciati, che non riesciva a discernerli.
Ora le pareva di potersi rallegrare, poichè non era possibile che Fausto dovesse morire dacchè la sposava. Una strana sicurezza le entrava in cuore. Avrebbero vissuto insieme tanti e tanti anni, e sarebbero stati felici!
E aveva dei sussulti di gioia che la rendevano più bella, tingendole il volto di un vago carnato.