Ma tutto a un tratto si ricordava che Fausto si era risolto a sposarla soltanto perchè si teneva sicuro di morire, e voleva che lei vivesse onorata e tranquilla.

Pochi momenti prima le aveva detto:

— Ricordati che tu devi vivere!...

Vivere? Le pareva una imposizione ingiusta e crudele. Perchè doveva vivere se lui moriva?... Per chi?...

Per quel figlio?... Oh! se fosse stato di Fausto, sì. Sarebbe vissuta, sempre nel lutto, consacrandosi a quella creatura. Ma, così, no! Sentiva che non l'avrebbe mai amato quel bimbo; vedeva in esso la causa di tutti i suoi mali, e, soprattutto, la causa materiale della morte di Fausto.

No, non poteva amarlo! Un sordo rancore le germogliava in cuore contro quell'essere. Per lui doveva affrontare la vergogna di un matrimonio di riparazione; gli sguardi scrutatori di Vittorio, la collera del padre e del fratello, e il risolino falsamente ingenuo di quella maligna di sua sorella.

Perchè avrebbe dovuto amarlo quel frutto non desiderato del capriccio altrui? Perchè avrebbe dovuto sacrificarsi a quell'intruso che già le aveva fatto tanto male e sarebbe diventato il tormento, forse il tiranno di tutta la sua vita?

Ma perchè c'era questa cosa terribile nella vita della donna?...

Perchè, una fanciulla ignara poteva diventare madre, anche senza il concorso della sua volontà, senza sapere, senza averci pensato?

Un uomo passava nella sua vita, approfittava della sua debolezza o della sua ignoranza, e continuava il proprio cammino.