La fanciulla era diventata donna e madre. Tutta la sua vita era legata all'intruso — e doveva amarlo! Aveva dei doveri sacri. Se li conculcava, la società l'avrebbe chiamata infame: se li adempiva era disonorata. I benevoli l'avrebbero compatita, perdonata forse, in grazia della sua espiazione.
Espiazione di che cosa?
Si può espiare un delitto, un fallo volontario.... Ma dovere espiare la legge di cui si è vittime!... Espiare!... E poi? Inutile anche l'espiazione.
Fausto la sposava. Ebbene, anche se egli viveva, anche se tutti continuavano a credere che il bimbo fosse di lui; di là a trent'anni, quando lei sarebbe stata nonna, i suoi conoscenti, i suoi amici, i parenti dei parenti si sarebbero ricordati ancora di quella piccola infrazione alla legge, come di una macchia incancellabile! E intorno a lei ne avrebbero parlato ad ogni occasione!
E le cugine, le nipoti, le vecchie serve si sarebbero raccontate sommessamente che Fausto l'aveva sposata dal letto di morte, perchè era incinta... Tali cose non si dimenticavano mai.
Dunque non bastava che la donna fosse condannata dalla natura a tutte le miserie della maternità: non bastava che dovesse perdere l'indipendenza, la bellezza, le forze, e, molte volte, la vita, per dare la vita ad un essere che, in moltissimi casi, il suo cuore non aveva sognato, nè desiderato?... Non bastava, no! Gli uomini vi avevano aggiunto le loro leggi, i loro pregiudizi, che disonorano la madre per tutta la vita e degradano il figlio prima della nascita!...
Era troppo. Lei non voleva sottoporsi: non voleva vivere per adempire i doveri che lei non aveva accettati. Non voleva vivere per il figliuolo di un ladro che l'aveva derubata e resa madre contro la sua volontà, a tradimento!
Vi erano delle donne... che sopprimevano l'essere ignoto.... L'aveva letto in una cronaca di giornale, recentemente.... con grande sorpresa.... L'avrebbe fatto lei?...
No.... Le faceva troppo orrore. Poi, se ne sarebbe ricordata tutta la vita, e sarebbe stata infelice lo stesso, irreparabilmente infelice per tutta la vita.
Non si faceva alcun merito però di questo sentimento delicato. Non si credeva migliore di quelle altre. Le compiangeva anzi. La rettitudine che era in lei, le pareva una cosa involontaria, come quei pensieri che le venivano, chi sa da dove: come le sue ribellioni.