Forse l'aver pensato a fuggire, per andare a vivere lontano, tra persone sconosciute, col guadagno del proprio lavoro, come una povera operaia, era una conseguenza dello spirito battagliero ereditato dal padre.

Anche da bambina, quando si sentiva a disagio nella casa paterna dopo la morte della mamma; quando Filippo la tormentava e Amelia aveva troppi capricci, quante volte aveva pensato di fuggire, di andare lontano, sola, senza denari; come una piccola profuga; senza alcuna paura; contenta di avere dinanzi a sè il mondo aperto.

E come sognava allora!...

Perfino la morte le si era affacciata sotto la forma di una fuga: di un lungo viaggio nell'infinito, al di là, e al di là ancora; sempre più lontano. Così l'aveva sedotta quel progetto di suicidio.

Ma ora non ritrovava più quelle immagini affascinanti, quei vaghi sogni. Invano vi ripensava.

Anche la morte l'aveva delusa!

L'idea che Fausto moriva negli spasimi della malattia, le rendeva la morte orrenda, paurosa.

Ma se Fausto guariva?...

Ah! se egli guariva, tanto più doveva morire, lei!

Voleva forse condannarlo a vivere tutta la vita, supposto padre di un figlio non suo?.... Se Fausto guariva, ella doveva uccidersi. E subito. E farlo in modo che tutti credessero a una morte accidentale...