Tale era il destino suo. Condannata: irreparabilmente condannata!... E tutto per quell'essere senza nome, senza forma precisa: quell'ignoto.. quel figlio di un vile che lei odiava!...

Aveva dei brividi; tremava tutta, e le sue mani convulse non riescivano ad abbottonare il bell'abito azzurro, attillatissimo.

Improvvisamente, ella ebbe una sensazione così strana, così nuova, così inesprimibile, che si sentì gelare, e quasi mancar la vita.

Restò un momento perplessa, paralizzata, ansimante.

Quella strana sensazione si rinnovò. Era come se le sue viscere si fossero sollevate esultando in un impeto di gioia.

Gioia, in lei che agonizzava nel dolore della condanna appena pronunciata?!...

Soffocava dal caldo, e un sudore diaccio le bagnava le tempie; il cuore le balzava fortemente e uno strano terrore soggiogava il suo spirito.

Che cosa avveniva dentro di lei?... Chi l'agitava così?... E perchè si ammolliva la sua fibra tesa, perchè sentiva tanta tenerezza in luogo del rancore e dell'odio di poco prima?...

Quell'essere senza nome, che lei chiamava un intruso... era egli passato improvvisamente dalla vegetazione alla vera vita?... Aveva egli forse già una coscienza?... Sentiva forse, o presentiva il dolore a cui era condannato? le cieche ostilità degli uomini, che per lui — sciagurata creatura — si preannunziavano nelle ostilità della madre?...

Scoppiò in singhiozzi e pianse a lungo.