Questa benefica crisi le fece dimenticare le dolorose recriminazioni. La madre si era rivelata in lei, e la madre aveva altri pensieri.
Oh! povera creaturina innocente senza difesa! Povero piccino che esultava in lei al primo impulso della vita, ignaro del male che le faceva, ignaro del destino che l'aspettava!... Povero!... Povero!...
Era vinta, soprafatta da una commozione suprema; i suoi occhi si fissavano in una contemplazione interiore... Un corpicino esile le appariva, un corpicino tutto roseo, con un visetto d'angelo, che stendeva verso di lei le manine...
Oh! lei non ci reggeva! Era suo il bimbo, viveva in lei! E non aveva che lei al mondo! E lei aveva bestemmiato di odiarlo!...
Involontariamente incrociò le braccia nell'atto di stringersi il bimbo sul cuore: e restò assorta, rapita in un'estasi nuova.
XIV.
Tutto era pronto per la cerimonia nuziale. A destra del letto di Fausto, il tavolino, coperto da un bel tappeto ricamato, lavoro della signora Luisa, sosteneva i candelabri d'argento con le candele accese e il registro municipale. Presso al tavolino, la poltrona in velluto per l'assessore. Più in là, il tavolino e la sedia per lo scrivano municipale, e quelle destinate ai testimoni: Vittorio Giudici e il dottore Antonio Giberti professore di patologia che assisteva il Pisani nella cura di Fausto, in qualità di medico consultore.
Argìa entrò, pallida e tremante; ma nei grandi occhi lucenti le ardeva un raggio d'immenso amore.
— Oh! Fausto! Il babbo mi ha detto che stai meglio!...
Il malato sorrise beatamente, guardandola negli occhi, e l'attirò fra le sue braccia.