— Mia sposa, mia!..

L'assessore e le poche persone che dovevano assistere alla cerimonia, arrivavano a lenti passi, parlando sommesso.

La notizia del miglioramento — per quanto leggiero e forse illusorio — rischiarò le fisonomie e rese la riunione meno lugubre.

L'assessore si accostò al letto e presentò i suoi complimenti.

Era uomo di società, amico del Pisani. Si parlò di don Paolo, di donna Evangelina... Non l'aspettavano? No. Sarebbe arrivata più tardi insieme al marito: avevano telegrafato di non disturbare l'autorità con un rinvio...

L'assessore capì benissimo che quel matrimonio, celebrato così, offendeva la suscettibilità dei Lamberti e ch'essi preferivano di non assistervi; ma, da uomo di spirito, non fece vista di nulla.

All'ultimo momento, allorchè tutti erano a posto, e l'assessore sfoderava la sciarpa tricolore — tramutandosi da amabile uomo di società in un impassibile rappresentante della legge — entrò la signora Luisa tutta affannata e andò a parlare a Vittorio.

Don Paolo voleva assistere alla cerimonia!

L'assessore, gentilissimo, si dichiarò soddisfatto di compiacere l'abate e di rivederlo, dopo tanto tempo.

Carmela Donati e Bice Chiari che scoppiavano di curiosità, approfittarono di quella interruzione per scivolare nella camera, insieme alla vivace Amelia.