Forse l'aveva offesa irreparabilmente!... Certo, fatta soffrire, ferita nel fondo del cuore... Oh! Dio! Dio!... Se ella non avesse voluto perdonargli?!... Era stata così seria, tutto quel giorno, così malinconica... Non una parola affettuosa gli aveva concesso, non un sorriso incoraggiante, nulla!...

Ed ora lo fuggiva... si nascondeva forse, prevedendo ch'ei la cercava, volendo sottrarsi alle spiegazioni.

Ma egli non si rassegnava davvero ad una condanna così recisa, senza difendersi, senza giustificarsi. Ah! no! per Iddio!... In qualunque luogo ella si fosse cacciata, l'avrebbe trovata, costretta ad ascoltarlo...

Fausto amava Argìa con tutto l'impeto dell'anima, come si ama nell'ardore della prima giovinezza, allorchè, per singolare ventura, ci si è imbattuti in una creatura che risponde ai nostri più intimi desideri.

Amico di Filippo Pisani egli conosceva Argìa da un pezzo. Ma l'amore non era nato in lui a poco a poco, come una cristallizzazione. Fino a due anni addietro, credeva di non amarla affatto: gli pareva troppo conscia di sè, troppo altera.

L'amore l'aveva colpito tutto in una volta, una sera di carnevale, durante un ballo, vedendo Argìa passare da un braccio all'altro, e ballare e ballare, senza mai stancarsi, con evidente entusiasmo.

Egli aveva sentito come un morso al cuore, e la passione era scoppiata in tutto il suo essere simile ad un incendio che un soffio di vento scatena improvvisamente.

Gli sguardi della fanciulla autorizzarono le sue assiduità con una muta simpatia.

Malgrado ciò egli non si spiegò subito.

Carattere guardingo, delicato, non poteva risolversi a contrarre un impegno difficile a mantenere. Sapeva che sua madre aveva altre mire per lui, e prima di mettersi nella lotta voleva misurare le proprie forze. D'altra parte quell'affetto occulto, quella tenera inconsapevolezza, quella specie di sospensione sul limitare della vita, piacevano immensamente al suo cuore mistico e sentimentale.