Intanto sua madre l'aveva penetrato; e per allontanarlo da quello ch'essa chiamava il pericolo, gli aveva fatto interrompere gli studi, trattenendolo presso di sè a Mantova col pretesto che era ammalata e che aveva bisogno di lui per guarire.

Apparentemente, il giovine aveva ceduto. In fondo in fondo, egli avrebbe voluto cedere completamente e obbedire a quella madre adorata. Ma l'amore combattuto si era fatto più forte, ed avea vinto tutto.

Dopo cinque mesi di angoscie e di combattimenti, Fausto aveva scritto a don Paolo pregandolo di recarsi a Mantova e di aiutarlo a convincere i suoi genitori ch'egli non poteva vivere senza l'amore di Argìa Pisani.

E don Paolo, sempre poeta, sempre innamorato idealmente delle belle fanciulle, era accorso all'appello del pronipote, e aveva appianato col suo intervento tutti gli ostacoli. La voce di don Paolo era indiscutibile in casa Lamberti; e ciò per molte ragioni, ma, specialmente perchè don Paolo era milionario e da parecchi anni aveva dimostrato di prediligere Fausto, il pronipote: e dichiarato pure che Fausto sarebbe stato il suo principale erede. La stessa donna Evangelina, femmina altera e tenace, la quale aveva pure un certo ascendente sul fratello di sua madre, non osava contraddirlo. Epperò, allorchè don Paolo diceva: «Questo si deve fare» nessuno fiatava. Disgustarlo sarebbe stato imprudente; poichè, il signor Carlo Giudici, fratello minore del prete, carico di figli, spiava l'occasione propizia per tirare l'eredità in casa propria, sebbene fosse già ricco.

— Io ho sette figli — soleva dire il banchiere Carlo al canonico — sette figli che sono tuoi nipoti nel modo più diretto e che portano il tuo casato; possibile che tu non voglia considerarli almeno quanto Fausto che è tuo pronipote, e ancora, da parte di donne!...

Ma un giorno don Paolo perdette la pazienza.

— Da parte di donne!... Da parte di donne!... borbottò seccato — Chi sa cosa tu ti credi di dire!... Devi sapere che da parte di donna è la parentela migliore; certamente la più sicura!

Vittorio Giudici era uno dei sette figli del signor Carlo; ma lui non pensava ai denari come non vi pensava Fausto. Molte volte questa grande questione dell'eredità li aveva fatti ridere.

Vi pensava invece il professor Pisani. Fausto intuiva che egli non gli avrebbe accordato la mano di Argìa, se non avesse conosciute le intenzioni dell'abate.

Ma questo che gl'importava?