— Oh! No!...

— Non negare!... Io sento che tu mi vuoi fuggire. Tu pensi sempre al nostro vecchio sogno di morte... Forse pensi ancora che era meglio morire con me, che vivere con me?

— Oh! Come potrei pensar questo, Fausto?

E un dolce sorriso le illuminò il volto. Poscia riprese:

— Ebbene, giacchè vuoi sapere, io penso che tu sei stato troppo generoso... che hai fatto un sacrificio troppo grande... troppo!....

«Insomma, che in questa nostra unione, tu porti tutto per la comune felicità... io, nulla!... Vale a dire... peggio ancora!...»

Si coprì il viso con le mani, e con voce soffocata mormorò:

— Se almeno tu non mi avessi sposata... se non portassi il tuo nome.. se si avesse potuto vivere insieme liberamente.. o se tu fossi povero!.. Sarei meno umiliata!...

— Ah! piccola borghese! Piccola orgogliosa! Tu che ti davi l'aria di essere una ribelle, ti riveli più borghese di me! Sì, sì! Poichè dai tanta importanza a cose che io non considero affatto... od almeno non portano nel mio giudizio alcuna differenza. È merito mio se son ricco? È merito mio se l'uomo dà il nome?... Bella roba! Usi sociali, semplici combinazioni delle cose esteriori, indipendenti da noi. Ah! ora non ho più paura che tu mi preceda sulla via della ribellione, e che tu guardi a me con disprezzo. Passato, quel tempo! Del resto io non ti ho sposata — come tu forse pensi — soltanto per sottrarti alla collera di tuo padre e perchè egli non ti strappasse dal mio capezzale, perchè credevo di morire. No, Argìa. Da lungo tempo combattevano dentro di me l'amore e l'intelligenza contro i pregiudizi e gl'istinti ereditari: da lungo tempo sentivo che dovevo salvarti, te e il tuo bambino; e farti vivere felice, e vivere con te, giacchè senza di te non sapevo vivere.

«Mi mancava la forza di eseguire quello che pensavo e desideravo.