Per fortuna sua madre era partita. Se fosse rimasta ella gli avrebbe letto nel cuore, e il crudele segreto si sarebbe forse rivelato da sè medesimo agli occhi vigili e alle affannose investigazioni dell'inquietudine materna.
Povera mamma sua!
Nella tenace preoccupazione egli si era staccato con una soddisfazione amara da quelle braccia amorose. Povera mamma! Quanti dispiaceri le aveva dati: quanti doveva dargliene!...
Prima l'aveva rattristata con la passione delle scienze positive, che a lei, educata a cercare la pace e la felicità nella sottomissione alle tradizioni, ispirava una specie di terrore; poi, l'aveva contrariata nel suo desiderio di vederlo unito ad una fanciulla nobile e ricca; infine, trascinata ad approvare una unione che a lei non pareva bene assortita... Ah! se ella avesse saputo fino a qual punto... Ma non doveva saperlo. Egli non voleva. Argìa sarebbe morta ed egli sarebbe morto con lei portando nella tomba il loro segreto. Nessuno doveva sapere che Argìa non era degna...
Questi pensieri passavano in turbinante visione traverso lo spirito del giovine medico, mentre la sua mano correva febbrilmente sopra la carta scrivendo le parole della scienza, che il cervello connetteva quasi meccanicamente.
Quand'ebbe finito gettò la penna e restò un momento sopra pensiero.
Poi trasse dal petto una lettera; la spiegò; la lisciò col palmo della mano, la guardò a lungo, e infine si mise a leggerla, attirato dal fascino misterioso che da essa emanava.
L'aveva già letta parecchie volte; ma il suo spirito vi ritornava sopra continuamente.
«Tu vuoi sapere — scriveva Argìa — il nome di colui; sapere i particolari di un fatto che, meglio per noi se lo si potesse dimenticare! Il nome conta poco. Quell'uomo è lontano e tu non lo conosci. Ma i particolari?... È impossibile! Io stessa rifuggo dal ripensarvi, e quando vi penso provo una vertigine.
«Te l'ho già detto, meglio sarebbe stato che tu mi voltassi le spalle, senz'altro cercare, appena hai saputo... che non potevo essere tua moglie.