«Abbandonata a me stessa avrei presa una risoluzione, buona o cattiva. Mi sarei buttata dal ponte, dove il Ticino è più fondo, o sarei fuggita per vivere sola e nascosta con la mia creatura, che avrei amata forse, malgrado tutto.

«Questa sospensione sull'abisso è più crudele della morte.

«Questa commedia che tu mi hai imposta, questo fingerci in buon accordo, simulando una felicità che è un incubo, mi fa paura e mi umilia. Quanto più tu sei buono con me, tanto più mi sento avvilita.

«Ah! se avessi saputo che tu mi amavi così!... Se avessi saputo... Ma tu puoi pensare che io dico queste cose per avere una scusa ai tuoi occhi e questo mi umilia più di tutto.

«Senti, se fosse possibile l'impossibile, cioè che tu mi sposassi per salvarmi, io mi ammazzerei piuttosto che accettare. E ti amo sai, ti amo di un amore così grande che non mi par vero di avere ancora in me la forza di amare tanto. Ma di vera felicità per noi non ce ne può essere, ormai, in nessuna maniera. Ed io preferisco morire, o vivere sola, lontana, vituperata, piuttosto che vivere con te pensando sempre alla felicità che non si può avere più. Ho paura che ti odierei. Vi è dentro di me un sentimento strano di cui non mi rendo conto. Forse è la mia perversità? In ogni modo è tanto forte questo sentimento, che non lo posso vincere. Devo dirtelo?

«Ti sembrerà mostruoso. Ecco, in fondo, io non mi posso convincere di meritare la morte, nè il disonore, nè il disprezzo... e meno che mai il perdono che tu potresti accordarmi, un perdono che intorbidirebbe la fonte di tutte le nostre gioie, un perdono di cui leggerei, sempre, nei tuoi occhi l'angoscia od il pentimento!...

«Da dove mi vengono questi pensieri? In quali libri li ho letti? Chi me li ha suggeriti?...

«Non so, Fausto; non so. Li ritrovo in me, come erbe maligne cresciute spontaneamente in un orto mal custodito. Sono pensieri perversi, contrari a tutto quello che mi hanno insegnato; ma non potrei sradicarli dal mio cervello.

«Certo questo ti deve convincere che io non ero donna per te, in nessun caso. Tu non puoi stimarmi e il tuo amore non è che una illusione. Io non ero la donna che tu sognavi. Per quanto ti avessi amato, forse non sarei mai riuscita ad amarti come tu vuoi essere amato. Giustamente tua madre mi vede di mal'occhio. Ella mi ha intuita: non ero nuora per lei. Meglio così. Questo convincimento ti guarirà. Sarai ancora felice: io non avrò il rimorso di avere distrutta la tua vita, la tua felicità.

«Intanto, ti prego, ti supplico: lasciami al mio destino, se non puoi o se non vuoi aiutarmi a fuggire, o a morire; liberami almeno da questa terribile commedia che tu mi hai imposta: non ne posso più.