«Anche con tua madre hai voluto che fingessi! Ma perchè? Con quale speranza? Quella finzione con tua madre mi è pesata oltre ogni dire. Come mi guardava, lei, con quell'aria aristocratica; come si sforzava ad essere gentile per farti piacere!... Ma neppure lei è nata per simulare. Sentivo che le ripugnavo. E se non ti avessi data la mia parola di non parlare, le avrei detto: «Stia tranquilla, non se ne farà niente!» Sono sicura che allora mi avrebbe abbracciata con un vero slancio di riconoscenza. Povera donna!... Non si è potuta tenere: ha detto, ch'ero veramente troppo matronale per una fanciulla!

«Oh! Fausto! Per il bene che ti voglio e che tu mi vuoi, finiamola presto questa commedia. Io soffoco. Presto non mi potrò più nascondere in nessun modo. La gente comincerà a parlare... e incolperanno te!... Mi sento gelare tutte le volte che mio padre mi guarda. Se si accorge, se lo piglia la collera, una di quelle sue collere rapide e cieche, è capace di ammazzarmi, o di ammazzare te, il primo che gli capita! E poi?... Tutta la famiglia disonorata; rovinata per colpa mia!

«Lasciami partire. Ho pensato. Andrò dalla zia Geltrude a Napoli. Partirò da Milano approfittando della gita che devo fare la settimana ventura, per certe spese, con mia cugina Carmela. Appena partita scriverò a mio padre che sono andata via perchè non ti amo e non ti voglio sposare. Tu gli dirai che sapevi; e a poco a poco, se sarà necessario, gli scriverò tutto. La zia Geltrude mi nasconderà in qualche luogo. Napoli è grande. Dopo... quando sarò guarita... m'imbarcherò per l'America del Nord: so un po' d'inglese: so lavorare da sarta: lavorerò; dicono che in America pagano molto meglio il lavoro delle donne. Mio padre si consolerà... Ha tanti mezzi di consolazione, lui!... E tu pure, Fausto, tu pure!

«Addio!

«Non credere che io non ti ami!... Ti amo, ti amo...

«Ma preferisco che tu mi creda fredda amante che desiderosa di scusarmi ai tuoi occhi per farmi perdonare. Appunto perchè non voglio essere scusata, non te li posso raccontare i particolari che tu mi chiedi.

«Sii discreto. Io non ti domando nulla a te. Eppure ce li hai anche tu, i tuoi segreti. Fortunatamente per te, i tuoi non hanno conseguenze. Ho pensato tanto e mi sono convinta che non vi è altra differenza. Soltanto per questo, io sono colpevole e tu sei innocente.

«Vedi?... Sono così. Consolati, non hai perso nulla di buono: non la donna mite ed inconsapevole: non la santa e soave compagna.

«Sono quasi tranquilla pensando che mentre ti addoloro, ti do pure un forte rimedio che ti sanerà.

«Stasera ci vedremo a casa tua. E se non pioverà, quando ci riaccompagnerete tu e Vittorio, proponi di fare una passeggiata. Vittorio e Amelia correranno avanti come il solito, e noi si potrà parlare.»