— Questo stato dell'anima mia è incomprensibile a me stesso. Non saprei scrutarne la natura. Le cause mi sfuggono. Davanti a certi misteri dell'anima e del sentimento siamo tutti ignoranti. La scienza dà una formula, come la fede un dogma. Il fenomeno resta inesplicato e il mistero ci deride. La sola cosa che io so è che l'amor mio, quest'amore nuovo che mi lega a te, è di sua natura indistruttibile; ma so pure che mi deve distruggere. E il perchè di tale distruzione lo intravedo. Ci dev'essere troppo distacco, troppa disarmonia fra quest'amore e la mia indole, fra le idee a cui quest'amore si collega e le idee e gl'istinti che la tradizione e l'eredità mi hanno dato. Le idee vecchie e i sentimenti ereditati vivono in me di una vita troppo tenace. Una volta credei di averli domati con la scienza. Ma la scienza non è che un'astrazione superba senza l'esperienza della vita. Davanti alla scienza, gli astuti finsero di cedere, e si accovacciarono nella parte più intima del mio essere. Adesso che si tratta di una vera battaglia sanguinosa, li ritrovo più forti, più implacabili e baldanzosi. Perchè io potessi vivere, bisognerebbe sradicare le vecchie idee dal mio cervello e strappare dal mio cuore i vecchi sentimenti: oppure, strappare questo amore, come si strappa una escrescenza pericolosa e deforme. Una operazione chirurgica come tante altre! Ma vi sono operazioni apparentemente facili, alle quali certi individui apparentemente robusti non possono resistere. Un'altra cosa questa, che la scienza non mi spiega!

Egli ebbe un riso strano e tacque un istante, come sorpreso dalle immagini indeterminate, tumultuose che si affollavano nel suo cervello.

A poco a poco la sua fronte eretta incontro alla brezza fredda, si chinò; e le sue labbra cercarono le labbra della fanciulla.

— Oh! i tuoi baci!... i tuoi baci!... Se si potesse baciarsi sempre e non pensare mai!...

«Del resto tu hai intuito il mio stato scrivendomi che una felicità inferiore a quella che avremmo avuta — o immaginata — senza la tua disgrazia... ti sarebbe intollerabile. Soltanto, la parola «inferiore» non dipinge la situazione: non dice quello che io sento. La gioia che provo quando ti stringo fra le mie braccia è suprema gioia, insuperabile ebbrezza. Non vi può essere felicità maggiore. Ma questa felicità è avvelenata da un dolore senza nome e senza misura. È uno stato difficile a intendersi, più difficile a spiegarsi, lo stato dell'anima mia ammalata. Sento nel medesimo tempo tutta la soavità di un amore immenso e tutta l'amarezza dell'odio divoratore. Una vita così — tu l'hai compreso — non è possibile sopportarla: nessuno la potrebbe vivere. Ma per morire insieme non si potrebbe immaginare nulla di più inebbriante. La nostra morte sarà deliziosa!

— Oh! sì! — mormorò Argìa, stringendosi sempre più fortemente al petto di lui.

— Sì, t'intendo!

E dopo un istante di silenzio, con nuovo impeto mormorò:

— T'intendo, sì!.. Guarda l'acqua laggiù come c'invita!... Senti come ci chiama teneramente! Lasciamoci cadere laggiù, da questa altezza. Moriremo subito. E non si potrà mai sapere se siamo caduti per imprudenza, o se abbiamo voluto morire. Il primo caso sembrerà più probabile. Stretti in un amplesso, i nostri cuori cesseranno di palpitare nel medesimo istante e le nostre anime si involeranno insieme...

Fausto la interruppe, crollò il capo e si alzò.