Dire che don Paolo aveva tanto paura della morte, e loro niente!...

Socchiuse gli occhi: rivedeva tutta la scena del bastione, le grandi linee indeterminate, la nebbia, i lumi arrossati; sentiva l'acqua gorgogliare laggiù in fondo al muraglione.

E il ricordo di un bacio la faceva riscuotere. Egli non l'aveva mai baciata così.

Si rammaricava soltanto di non poter vivere un po' dippiù con lui in quei giorni. Pensare che erano gli ultimi! Pensare che avevano le ore contate e non erano quasi mai soli!

Aveva tante cose a dirgli; ma davanti alla gente non le riusciva di parlare.

E neppure a lui. Così ammutolivano tutti e due, e Amelia li trovava noiosi.

Quel giorno se avesse potuto parlargli, gli avrebbe detto una cosa che le stava molto a cuore. Egli si era ingannato giudicandola una inconscia ribelle. Lei stessa si era ingannata in certi momenti. Non era vero. Lei non era ribelle. Se egli l'avesse presa e l'avesse amata sempre così, avrebbe potuto modellarla come un pezzo di creta.

Le sarebbe piaciuto tanto obbedirgli in tutto... non avere alcuna volontà propria... non essere nulla altro che una parte di lui! Questo pensiero dell'annientamento di sè nell'uomo amato, le faceva provare una tenerezza infinita. Vi si compiaceva; lo raffinava con molta delicatezza.

Appunto perchè, in realtà, questa era una cosa contraria alla sua natura, ella vi s'infervorava; per quel bisogno che gli spiriti ardenti hanno di tutto sacrificare all'oggetto o al pensiero che li esalta. E le pareva che soltanto per questo rimpiangeva la vita. Come sarebbe stato sorpreso Fausto di trovarla così mite, così sottomessa; e di quale dolce sorpresa!... Mah! inutile pensarci. Dovevano morire.

Ebbene, avrebbe concentrato tutto il suo amore, tutto il suo entusiasmo in quel momento supremo.