Del resto, lei non aveva alcun rimpianto per sè. Che cosa avrebbe rimpianto? La morte era la sua salvezza. La morte le dava tutto. Si sarebbe addormentata nelle braccia del suo Fausto, sapendo che era per sempre; che quel dolce sonno non doveva avere risvegli, nè pentimenti.

Gettò il lavoro. Si alzò e andò nella sua camera.

Fausto le aveva dato un romanzo russo bellissimo, nel quale si parlava molto della morte. Voleva leggerlo: ma non poteva fermarsi sui pensieri dell'autore, trascinata siccome era dai pensieri propri.

E questi pensieri diventavano più tristi, più foschi. Vi era un punto nero che si allargava a poco a poco opprimendola come un incubo; distruggendo la sua gioia trascendentale.

Quel punto nero era un rimorso. Sì, ella scopriva nell'anima sua un rimorso nuovo, insoffribile.

Perchè non gli aveva detto tutto? Perchè non s'era confidata a lui? L'aveva tanto pregata!... E poi non voleva passare per ribelle? Pretendeva di identificarsi con lui?!...

Ah! non poteva, no, non poteva!

Era inutile: non sapeva sacrificarsi.

Poteva morire, non cedere la sua orgogliosa personalità.

Eppure, no! non era orgoglio, nè ribellione. Lei avrebbe voluto. Le faceva tanto male di vederlo in collera il suo Fausto: peggio che mai, addolorato.