Qualche volta ella passava quelle ore di veglia, nella disperazione e nel pianto. E il nome di Fausto ritornava continuamente sulle sue labbra arse.

Una sera il Pisani arrivò alla villa in compagnia di alcuni musicisti, tra i quali un violinista celebre; Adolfo Ruggeri, venuto da Milano per salutare gli amici prima di partire per la capitale della Russia, dove andava a stabilirsi con lauto stipendio.

Argìa non l'aveva mai visto.

Come sempre quando conduceva degli ospiti, il Pisani si era fatto precedere dal cuoco. Le ragazze dunque sapevano che sarebbero arrivati alcuni signori, ma ne ignoravano i nomi.

Verso le cinque, Bice Chiari aspettava con molta curiosità, a una finestra del secondo piano. Argìa e Carmela erano occupate nella sala da pranzo.

Improvvisamente la Bice entrò gridando:

— Arrivano! Hanno lasciato le carrozze in fondo al viale. Sono tre gli ospiti!... Amelia ha un vestito nuovo tutto rosso...

Poi, dopo un momento di esitazione:

— C'è Fausto Lamberti!

Argìa diventò pallida, ma non disse nulla. Salì le scale in un baleno e si affacciò alla finestra da cui si scopriva tutto il viale. Il cuore le balzò. Era tra quei signori, un giovane di statura media, di proporzioni eleganti, un po' esile; la sua testa finamente disegnata, aveva un'aria pensosa. A quella distanza, sotto a quella luce, pareva tutto Fausto. Una gioia ineffabile s'impadronì della povera Argìa.