— Pare proprio lui! — mormorò rivolgendosi alle amiche che l'avevano seguita.

La comitiva avanzava discorrendo allegramente. Si sentivano le voci.

L'abito rosso di Amelia sfolgorava.

— Ah! — gridò Argìa, gettandosi tra le braccia della Carmela — non è lui!

Più tardi, passata la crisi, cancellati i segni delle lagrime, Argìa sedeva a tavola vicino al maestro Ruggeri, che suo padre le aveva presentato. Era il primo uomo che le paresse degno di attenzione dopo Fausto Lamberti.

Esisteva realmente tra il Ruggeri e il Lamberti, una di quelle affinità per cui, in dati momenti, certe persone si rassomigliano, mentre l'istante appresso; mutando espressione non si rassomigliano più. Ruggeri aveva di Fausto la figura, la forma generale del viso con piccoli baffi senza barba; e, in certi momenti l'espressione appassionata dello sguardo. Senonchè gli occhi di Fausto erano scuri, dolci, benevoli. Il musicista invece aveva le pupille chiare, cangianti di tono e di uno splendore che abbagliava.

A suo malgrado Argìa era trascinata a guardarlo. E quando egli fissava in lei lo sguardo fiammeggiante, ella provava un malessere indefinito che la faceva tremare e impallidire.

Il musicista si accorse presto di quella attenzione timorosa e se ne compiacque; fatuo, pensò di avere fatta una conquista. Forse credè che Argìa fosse una di quelle donne, non rare nella società, che volentieri accettano l'amore degli uomini in procinto di partire con la probabilità di non ritornare per lungo tempo, o mai più.

Cominciò a guardarla con insistenza. Era una bella figliuola, per Dio! E se fosse stata un poco compiacente...

Il fatuo non dubita di nulla; non ha scrupoli, va diritto per la sua strada, convinto che tutto è dovuto al suo merito; indifferente alle sofferenze altrui. Adolfo Ruggeri macchiava di questa volgare perversità la sua anima di artista. Qualcuno gli aveva detto che Argìa amava uno studente di Mantova poco curante di lei, e che tale amore infelice la rendeva indifferente a tutti gli omaggi. Subito, prima di vederla, il violinista aveva pensato: se avessi tempo proverei io a farle la corte. Ed ora, mentalmente, egli si diceva: «Forse riesco in una sola sera: i miei occhi fecero altre volte cotali miracoli.»