E ballava ancora, e rideva e chiacchierottava con tutti, come non mai aveva fatto.

Due o tre volte il Pisani le si accostò, incoraggiandola col suo sorriso. Gli pareva guarita e si congratulava con sè stesso di quella cura tanto difficile. Ella non pensava: non faceva alcuna riflessione; era come una ruota che ha ricevuto un impulso e va fino in fondo all'abisso.

Ruggeri aveva deposto il violino: voleva ballare.

Tutto a un tratto, Argìa si sentì presa, portata via. Non ballava: aveva la sensazione di volare. Chi era quell'uomo?... Fausto?... No. Era quell'altro!

Provò un senso di raccapriccio: una vertigine. Si arrestò: volle fuggire.

Ma il braccio potente di Ruggeri la sollevò e la trascinò seco.

Inutile lottare contro quell'uomo.

Egli la guardava sempre, e quegli occhi fissi in lei, così da vicino, la turbavano profondamente.

Le pareva ch'ei le dicesse con voce ineffabile:

— Guardami!... Guardami!...