Oh! se Fausto avesse potuto leggerle in cuore, come avrebbe dovuto compiangerla!...
VIII.
Anche quel giorno, mentre Argìa ritornava così tristamente sul passato, il giovine medico incalzato dalle furie, errava per le vie della città, alla ricerca dell'ignoto rivale.
Gli pareva impossibile che non fosse a Pavia; e se era a Pavia, doveva incontrarlo; e se l'incontrava, l'avrebbe indovinato! Ne era convinto.
Nell'atrio dell'università, uno studente di legge lo urtò in malo modo; e nel chiedergli scusa, parve a Fausto che sorridesse malignamente. Era colui forse!
Ah! se avesse potuto strappargli il suo segreto!...
Questo era avvenuto nella mattinata; man mano che le ore avanzavano, il primo fuggevole sospetto diveniva certezza nell'animo del geloso.
Quasi senza saperlo entrò nella nota via; infilò il noto uscio; salì in due salti le scale e si precipitò nella galleria, dove la sua povera fidanzata stava lavorando.
Così stralunato e sconvolto le fece paura.
— Ah Fausto!.. sospirò.