È morto! Finito anche lui.
Siamo stati ai funerali: l'abbiamo visto cremare... Non c'è più. L'essere vivo, che pensava, parlava, soffriva, amava, non è più che una cosa informe: un mucchio di cenere ed ossa. E tiene così poco posto!
Io non mi sono mossa da quella terribile sala. Quattro ore di seguito. E allorchè l'hanno tolto dal forno per deporlo nell'urna, e le ossa biancheggianti si scomposero..
Oh! l'atroce spettacolo!... Eppure, io sono stata a guardare con gli occhi asciutti, mentre Ernesto e Sofia lagrimavano.
Un pensiero fisso dominava la mia angoscia e il terrore. Quando toccherà a me, quando?... Questo solo pensavo.
Ora sono più inutile che mai. In questi ultimi mesi ho creduto di rivivere: avevo lui da assistere, da vegliare. Mi sentivo necessaria. Ora è finita. La mia inutilità è più manifesta che mai, e il suo peso mi schiaccia.
VECCHIONI INCREDULI.
Una diecina circa di grandi piante ricche di frondi sorgevano nel vasto cortile, mitigando l'arsura e l'intenso calore che le pietre esalavano dopo una lunga giornata di sole.
A due, a tre, a frotte, i vecchioni scaturivano dal fondo del portico che si apriva sul cortile con grandi arcate a tutto sesto.
Venivano, le donne da una parte, coi grembiali bianchi, le pezzuole bianche incrociate sul petto; gli uomini dall'altra, colle loro giubbe a coda di rondine e i berrettini a visiera.