Pensavo involontariamente ad una città che si prepara a sostenere un assedio e teme la carestia. L'enorme quantità di provviste non poteva avere altro scopo. Il pranzo di Natale, le cene, i regali.... Pretesti, grosse burle, per ingannare il nemico!....
Quale nemico?
Chi sa!...
Ma la gente che mi passava daccanto dissipava subito il mio sogno.
Gruppi di donne venivano parlando dei regali, dei piatti che preparavano, degli invitati....
Dei rivenditori tornavano a casa, avendo esaurita la merce, le mani vuote, il portamonete pieno; comunicandosi i buoni colpi fatti, sparlando dei compratori difficili abilmente canzonati.
Altri cantavano a squarciagola, avendo anticipato sulle libazioni della festa.
In mezzo alla calca qualche figura corretta di gentiluomo affrettava il passo, apriva nervosamente la porta vetrata di un gioielliere, di un pasticciere, di un fioraio, di un negoziante di mode, e spariva.
Si accendeva il gaz. Più in alto, sulle nostre teste si imbiancavano i globi fantastici della luce elettrica, come tante lune staccatesi dal cielo.
Una nuova allegrezza, una nuova sontuosità, si spandevano. La folla impediva il passaggio su i marciapiedi.