Alla stazione di Torino nessuno ci aspettava. Parve un buon segno. Erano intorno a lui gli amici! Si prese un legno chiuso. Ci si fece condurre alla casa dov'egli abitava.
Ah! la prima persona in cui c'imbattemmo — uno scultore nostro amico — troncò con uno sguardo tutte le nostre speranze.
Gli fummo addosso affannate. Che cosa era successo? Stava meglio, vero? Dicesse qualche cosa!
Rimase muto: era tanto commosso che non poteva parlare.
La mamma non pronunziò la parola terribile che errava sulle sue labbra, e schizzava dai suoi occhi. Indovinai che taceva per una sorte di terrore superstizioso.
A un tratto ci voltò le spalle e si gettò correndo dentro la casa, nelle stanze a terreno che il babbo occupava. Prima che la raggiungessimo un urlo disperato ci agghiacciò.
Ah! quell'urlo! Non lo dimenticherò finchè vivo.
LA CRISTINA.
L'ambiente nel quale l'ho vista era perfettamente intonato con questa vecchia. La via, una delle più antipatiche di Milano, in vicinanza della esecrata Rotonda, focolare di miasmi, contava tra i suoi edifici un ospedale di alienati ed un ricovero per le fanciulle pericolanti. La casa, una decadenza. In origine — nel secolo scorso — doveva essere stata una villa abbastanza imponente. Ne facevano fede parecchi avanzi di antica grandezza: un portico ad archi rotondi: le incorniciature ancora evidenti dei finestroni murati dell'antica sala da ballo: lo scalone ampio, maestoso, decorato da una bellissima rampa in ferro a ricchi disegni.
Ma l'unico lato ancora esistente del portico faceva sfondo a una corte lurida, dai muri scrostati, trasudanti l'umidità, una corte nella quale il puzzo di stalla e di spazzatura si alternava alle esalazioni delle verdure andate a male nella bottega dell'inquilino erbivendolo e a quelle del cattivo petrolio adoperato dal padrone di casa per rischiarare il superbo scalone e la schifosa portineria. Ma la sala da ballo era stata divisa in due piani e in piccole camerette. Ma sotto il portico erano tante piccole tane umide, basse, alcune rischiarate a mala pena da certe finestrine rotonde formanti parte del vecchio insieme architettonico. Ma lo stesso scalone, eternamente umido, tanto che serviva da barometro agli inquilini, si mutava dopo il primo piano in una scaletta a chiocciola, vero precipizio.