Quest'inverno, una mattina in cui il freddo imperversava più crudelmente, le persone che andavano alla prima messa trovarono la Cristina esanime sui gradini della chiesa.

Fu portata all'Ospedale Maggiore dove spirò poco dopo.

Alcuni giorni appresso, un uomo con una faccia torva, da inveterato ubbriacone e un puzzo di zozza che appestava, si presentò alla portinaia per portar via la roba lasciata dalla defunta. — Era il marito.

Per risparmiare ogni spesa, disse che avrebbe fatto lo sgombero da sè a poco a poco.

Così le povere masserizie della Cristina furono portate in processione dall'omaccio avido, per sette giorni di fila; oggi un tavolino bucherellato, domani due sedie zoppe, dopodomani il vecchio materasso....

I gatti, pareva che non potessero persuadersi di tale sperpero: fiutavano i vecchi mobili tanto noti, miagolavano, fiutavano l'uomo, inquieti. Ma l'ubbriacone li cacciava a pedate.

Quando ebbe portato via ogni cosa frugò tutti gli angoli della soffitta, alzò alcuni mattoni, visitò le travi....

Inutile! La Cristina non vi aveva nascosto nulla.

Se ne andò bestemmiando e imprecando alla povera morta perchè non gli aveva lasciato altro che degli stracci.

Intanto, non si sa come, la vera storia della morta cominciò a circolare di bocca in bocca. No, non aveva ammazzato l'amante, nè strozzato il marito, nè commessa alcun'altra ribalderia. Era stata semplicemente una vittima, la vittima di quell'uomo.