Tutte entravano allo stesso modo, tra irate e ridenti, gemendo o scherzando coraggiosamente, come chi viene dall'avere attraversato un pericolo; e chi si levava le soprascarpe di gomma, chi cercava di pulirsi in qualche modo gli stivalini.

Gli è che la casa si trovava come in un deserto, in fondo a una via in costruzione, dove le vetture non potevano passare. Quando la pioggia o la neve avevano inumidito il terreno, bisognava camminare sulle pietre sparse in mezzo al fango, facendo salti e sgambetti che non sempre riescivano bene.

Appena in sala, le signorine guardavano il pianoforte ancora muto e la sedia vuota della pianista.

— Non si balla stasera?

— Non è arrivata la signora Gili!

— Oh! Oh! Oh!

E il malumore offuscava i visini.

Un dilettante suonò una polca tanto per farle sgranchire. Finalmente Noemi Gili apparve sulla soglia, e tutti le furono intorno per acclamarla, mentre lei si scusava dolcemente per quel ritardo.

Era una figurina di media altezza, di proporzioni squisite. Il semplice abito di casimir bianco, guernito in velluto nero, l'allungava un po' e dava alle sue forme delicate un rilievo statuario. Nel viso, non perfettamente regolare, e un po' estenuato, brillavano due grandi occhi azzurri, profondi, contornati da lunghe ciglia e da sopracciglia vellutate e abbondanti.

Quella sera, le sue guancie morbide apparivano più pallide del solito; e la sua bocca, un po' larga ma fornita di denti magnifici, era un po' stirata da una interna amarezza.