Arturo Dalpì, il giovine pittore dai vividi occhi, la guardava in silenzio e notava quei segni di sofferenze segrete eroicamente sopportate.
Ella andò diritta al pianoforte e cominciò un valzer come faceva sempre.
Le coppie si slanciarono. Era una gioia ballare quando suonava la signora Gili!
E lei suonava anche quella sera; apparentemente tranquilla. Le mani abili e abituate andavano da sè.
Ma quanto le sarebbe durata quella forza fittizia?
Noemi si rivolgeva con terrore questa domanda; e rabbrividiva accorgendosi che tremava tutta di dentro: che le sue dita, di solito così spedite, s'irrigidivano, che la testa le girava.
Oh! Che cosa aveva fatto!... Dio! Dio!... Che cosa aveva fatto!
Era la morte! la più atroce delle morti che le torceva le viscere a quel modo!...
No!... Passava ancora... Poteva resistere ancora... Voleva resistere! Lottava con tutte le sue forze contro il male che la rodeva. E mentre le sue mani convulse volavano sui tasti, mentre le dolci melodie del valzer si spandevano nella sala, e le coppie giovani e gaie si abbandonavano con voluttà al vertiginoso piacere della danza, la povera pianista rivedeva la scena tetra a cui si era tolta e soffocava i gemiti che le angoscie della vicina morte strappavano al suo petto.
Il veleno serpeggiava nelle sue vene...