—Oh! signor dottore!...
—Calmati. Ho visto tua sorella...
—E il Castellani, non l'ha visto!... L'ha abbandonata?!...
—Non vuoi finirla di tormentarti?... Il Castellani è sempre con lei. Non sai che si sono sposati?... Non te l'hanno scritto?...
—Si si... è vero. Ma non mi posso convincere che sia un matrimonio per davvero. Mi pare un sogno.
—Invece è la verità; e si vogliono molto bene e sono felici... Ma...
—Ma?...
—Senti, ascoltami con tutta la calma. Scendevo alla stazione di Pavia e siccome sapevo che nel treno avviato per Genova erano circa dugento emigranti—che non avevo potuto vedere alla stazione di Milano—mi fermai un momento per salutare quelli che conoscevo. A un tratto vedo un uomo, una specie d'operaio, robusto e giovane, che si sporge da un finestrino, agitando le braccia verso di me, e sento una voce sonora che mi chiama... Guardo meglio, mi accosto... Figurati! Riconosco il Castellani... e dietro le sue spalle la bella testa di tua sorella...
—Oh!—gridò Maria scoppiando in un pianto dirotto.—Vanno in America!... Povera sorella mia!... In America!... Non la vedrò mai più!...
Il dottore che aveva preveduto questo scoppio, lo lasciò passare. Poi a poco a poco, cercò di consolare la povera Maria. Non doveva disperarsi così. La Cristina aveva buonissimo aspetto... Erano tutti e due assai ben vestiti, e poi felici, innamorati—avevano l'amore negli occhi, facevano invidia...