La grande cucina dei Rampoldi era quasi tutta immersa nell'oscurità.
Sul camino basso e ampio, alla fratesca, circondato di panche, un focherello di legna verde mandava molto fumo e pochi bagliori di fiamma.
Appena entrata, Maria andò istintivamente con lo sguardo a quel po' di luce della fiamma e restò come impietrita.
Sulla panca davanti, voltando le spalle a chi entrava, Sandro e la Virginia sedevano vicinissimi, tanto vicini che parevano stretti in un amplesso.
Egli le aveva passato un braccio attorno la vita; e lei gli posava la testa sulla spalla. Forse si erano baciati in quel momento.
Maria ebbe una sensazione di stroncamento in tutte le ossa, e un gelo di morte la fece rabbrividire.
Non gridò, non si mosse, paralizzata dal raccapriccio.
Come aveva fatto comprendere alla Nunziata, ella non aveva mai amato Sandro di un grande amore; certo non sapeva neppure cosa volesse dire amare appassionatamente; epperò non il dolore disperato, non l'angoscia gelosa la annichilivano in quella guisa; bensì un vero terrore; il terrore di un'anima che si sente divellere dalla sua fede e precipitare nel nulla. Avrebbe voluto fuggire: e con la vita stessa avrebbe pagata la grazia di non vedere; per quel medesimo sentimento che, qualche ora innanzi, parlando della Giulia, l'aveva fatta prorompere in quelle parole: ringrazio il Signore che almeno non l'ho vista!
Ma non poteva staccare i piedi dal suolo.
Tremava tutta. E la scodella col cucchiaio che teneva in mano, producevano, sbatacchiandosi, un rumore secco, per cui gli altri due si voltarono.