—Sì; concedendomi la lucidezza di mente e la sicurezza di spirito di cui avevo bisogno. I miei superiori pretenderebbero che io ti abbandonassi. A questo prezzo mi perdonerebbero lo scandalo e sarebbero anzi disposti a favorirmi nella carriera... Non tremare, anima mia! Io non posso ammettere questa morale. Ciò che sarebbe una cattiva azione per un uomo qualunque non può diventare un'azione meritoria per un prete. E se così è, tanto peggio per il prete: io ritorno uomo. Tutto è disposto, pronto; domani avrò il diritto di non indossare questo cilizio. E fra qualche settimana sarai la mia sposa, davanti agli uomini... ed anche davanti a Dio... non temere!
Senza proferir parola, istintivamente Cristina levò al cielo le mani congiunte e gli occhi pieni di lagrime, in atto di muta, fervente preghiera.
CAPITOLO X.
Il destino.
Dopo alcune annate discrete, i contadini sanno per esperienza che arriva una annata sterile; sembra che la terra senta il bisogno di riposarsi. Non vi sono malattie, non flagelli straordinari; senza causa apparente, il raccolto si annunzia scarso, e i contadini cominciano a impensierirsi. Ma troppo spesso altre sciagure sopraggiungono: i bachi da seta vanno male per una delle mille cause impreviste che possono danneggiarli: un freddo fuori di tempo rovina i teneri germogli, malattie misteriose, crittogama o filossera, si attaccano alle povere piante; e i contadini, che non intendono nulla dei discorsi scientifici degli intelligenti, profetizzano però con rara perspicacia le conseguenze immediate di quelle oscure parole. E tali conseguenze sono: miseria e fame!
Quell'anno la carestia batteva in vari punti della bassa pianura lombarda. E i bachi erano andati male; parte, perchè il freddo aveva bruciata la foglia in primavera: parte, perchè il caldo eccessivo e precoce li aveva paralizzati nel momento difficile in cui si preparavano a filare.
—Dopo tante fatiche!...—Dopo tanta spesa!...—gemevano le povere donne.
—È l'annata cattiva—dicevano i fittabili—passerà. Ci vuol pazienza. Ma i contadini scrollavano il capo.
Era il flagello! Dio li puniva. Da dieci mesi—dalla scomparsa di don Giorgio Castellani con la Cristina—il nuovo curato, un uomo austero, dalla mente ristretta, pieno di terrori, preconizzava dal pergamo il castigo di Dio.