Non osando attaccare il suo antecessore, il cui romanzo amoroso lo empiva di ribrezzo, egli si scagliava contro i cattivi costumi generali: la irreligiosità dei padroni, vale a dire, dei fittabili, chè di veri padroni ve n'ha ben pochi che abitino in quelle campagne; i vizi dei contadini. E la sua voce tonante, la sua rettorica rozza, ma non priva di una certa efficacia, finiva di intontire quei poveri ignoranti abituati alle mitezze del Castellani.
In tali emergenze, col formentone che stentava a crescere e il riso che pareva malato, sentendosi addosso il terrore della miseria, nella prospettiva di uno squallido inverno senza scorta di denaro nè di derrate, i più increduli erano scossi, e la chiesa si empiva.
Pietro Rampoldi, minacciato più di tutti, dava il buon esempio tra quelli di Val Mis'cia. Il grosso podere che aveva dato quasi l'agiatezza alla famiglia, fino che i due fratelli rimanevano uniti, diveniva ora per lui solo un peso esorbitante. Ma egli si ostinava a tenerlo, e nulla angosciava tanto il suo cuore di contadino, quanto il pensiero che il padrone lo mandasse via. Per ciò si sforzava a lavorare senza posa; spendeva i piccoli frutti del lungo risparmio in tante giornate di opere; lasciava che la Virginia finisse di rovinarsi in un lavoro superiore alle sue forze, e finalmente si attaccava al fratello, cercava di sfruttarlo con promesse, con blandizie.
Sandro, che si era lasciato riprendere dalla cognata, si faceva in quattro—come dicevano i paesani—per accontentare il fratello e la cognata insieme. In fondo, nella sua coscienza non totalmente atrofizzata, egli si sentiva sollevato dal proprio rimorso, tanto più, quanto più riesciva a rendersi utile a quel fratello che tradiva. La sua rozza onestà gli diceva che tutto quel lavoro, fatto senza interesse, era in certo modo un compenso al tradimento.
Forse egli non giungeva fino a pensare che Pietro, tutto intento a sfruttarlo e a tirarlo via di casa, parlandogli male della povera Maria, non meritava poi tanti riguardi; ma se non vi pensava liberamente, certo ne intuiva qualche cosa.
Intanto il calore eccessivo peggiorava le condizioni sanitarie. La minestra mal condita con poco olio di linosa, era spesso composta di riso bacato; e il grano fermentato forniva qualche volta la farina per la polenta. Le febbri infierivano fra le mondaiuole. Si parlava di tifo e d'altri malanni. Alla Cascina Grande, Maria Rampoldi non poteva rimettersi dopo quella catastrofe che aveva chiusa in una piccola bara la sua grande speranza di maternità.
—È l'aria cattiva di quest'anno!—dicevano le comari.
—È un po' perchè non t'importa di guarire!—diceva il medico rampognandola.
Era forse vero.
A ventiquattro anni Maria si sentiva fuori della vita. Sapeva che Sandro andava sempre in Val Mis'cia per aiutare il fratello facendosi strapazzare dal padrone, perdendo molte giornate di lavoro, inventando scuse che non sempre venivano accettate.