Batteva i denti, gli occhi gli si iniettavano di sangue, il petto gli si gonfiava. Sentì il bisogno di scattare in piedi sotto l'impulso formidabile dell'uragano che si scatenava dentro di lui.
—Vieni! Vieni presto, perdio!
Nessuno ancora. Ricadde sulla sedia. Cercava di ricomporsi; di aspettare pazientemente.
La lunga attesa non doveva stancarlo; la vendetta sarebbe stata più saporita. Nella mattinata sarebbe venuto certo quel Giuda... sarebbe venuto. Nessuno sospettava che lui volesse fargli male: nessuno poteva avvertirlo. Sarebbe arrivato come sempre, con quell'aria di soldato, con quella faccia d'ipocrita.
Erano fratelli loro?... Fratelli!... Da molto tempo si era abituato a non vedere che il nemico in quell'uomo. L'odiava tanto!
Voleva ucciderlo come una bestia malvagia. Non gli avrebbe detto neppure una parola: avrebbe tirato il colpo e amen.
E tornava a guardare la morta, quasi per chiederle la sua approvazione. La guardava con indicibile amore e rimpianto. Non gli passava neppure per la mente ch'ella potesse essere la principale colpevole.
La facoltà di ricostruire plasticamente nel pensiero un fatto noto, ma non veduto—questa facoltà tanto sviluppata in alcuni—mancava od era debolissima nel povero bifolco. L'immagine di quella donna, sana, fiorente, stretta al petto dell'amante in un trasporto di passione—immagine che avrebbe fatto impazzire un altro in quelle circostanze—non si allacciava peranco alla sua mente confusa e lenta.
Nè la memoria lo serviva meglio: non ricordava le moine, i sorrisetti, le pose procaci della bella donna davanti al cognato. Forse non aveva neppure osservato codesti fatti; certo, non capiti.
D'altra parte, impressionato dagli ultimi avvenimenti e da quell'astio accanito della moribonda per il suo complice, Pietro non poteva supporre ch'ella avesse amato un giorno quell'uomo, come non poteva discernere, sotto le cause palesi, le occulte cause psicologiche e fisiologiche di quell'astio implacabile.