Gust. Ebbene, eccoti qui!... Sei dunque contento d'aver lasciato il nuovo mondo per il vecchio?!... Dimmelo francamente... perchè, avendoti proposto la Direzione della nostra Società... e fatto accettare da essa... non vorrei aver rimorsi!

Ricc. Rimorsi!?... Tu scherzi!... Eh, via!... Fosse stata la mia rovina, tu non ci avresti colpa! — Non forse ti parlai... fino alla noja... della nostalgia invincibile, che m'aveva preso dopo sei anni di vita americana!?... Ma già... noi Italiani siamo tutti così!... Non possiamo star lontani dal nostro paese.... E... poi... quando ci si torna....

Gust. Ebbene... quando ci si torna!? —

Ricc. La vita è fatta così.... Ciò che non si ha... par sempre più bello!... E... poi....

Gust. E poi!? —

Ricc. Vuoi che ti dica, l'idea, che mi son fatta in questi otto mesi... dacchè sono qui?... È questa... che gli Americani sbagliano quando vogliono scimmiottare gli Europei.... e noi sbagliamo quando vogliamo scimmiottare gli Americani!... Laggiù vanno matti per le nostre anticaglie... noi, diventiamo così per le loro enormi imprese... per i loro affari colossali!... E qui... son capitato proprio nel mondo più adatto... a osservare questa... pazzia!

Gust. Vuoi dire!?

Ricc. Voglio dire questo mondo di patrizj romani.... de' parrucconi che vogliono posare a Jankee!... Oh, che gente!... Loro... voler fare delle imprese americane... come questa di costruire una città come Roma!... Ma dovranno contentarsi di figurare come decorazioni de' loro vecchi palazzi... de' loro vecchi ambienti!

Gust. Il male si è... mio caro... che non lo hanno potuto!...

Ricc. Anche questo è vero!... La borghesia americana... da per tutto... li aveva superati in ricchezza... ed essi... per la solita albagia della superiorità... si son lasciati tentare a gettarsi a capo fitto nel mondo degli affari... Credevano di raddoppiare i proprj patrimonj... e vi lasciano, invece, le penne!