Un fosforescente ingegno meridionale ebbe a dire che l'artista compie la sua missione quando crea un'opera d'arte, non importa se, per ottenerla, semini intorno a sè la desolazione e le vittime.
Camillo dà una versione ben diversa di quella egoistica sentenza. Anch'egli sacrificò al suo ideale di scrittore; ma egli stesso si offerse per vittima: egli non corre trionfante sul corpo dei caduti, colpito egli stesso dalle sue mani.
Se grato ti carezzerà la coscienza di scrittore l'applauso che una folla di pubblico ha tributato al tuo nuovo lavoro I Parassiti, dove, come in ogni tua opera d'arte, rifulge un pensiero altamente civile, più grata forse ti sarà giunta la notizia del simpatico convegno di amici radunati intorno al tuo Giannino per renderti onore.
Questo, interpretando il pensiero di tutti, disse C. Lotti a nome della Presidenza della Società; e il prof. R. Giovagnoli, rievocando i ricordi del passato, quando Camillo Antona-Traversi era suo scolaro, fece un quadro dell'attività sua maravigliosa, della prontezza e genialità di mente, dell'opera, come scrittore erudito di studj storico letterarj, come autore applaudito, originale, da cui il paese molto si può ripromettere.
Ai brindisi calorosi di tutti gl'invitati rispose con commosse parole Giannino, che, dai presenti e in nome di tutti, veniva incaricato di spedire un saluto, un applauso, un augurio al fratello lontano.
E così ebbe termine la festa gentile, che lasciò in tutti noi una dolcezza di conforto, come di un'opera buona compiuta; e un profumo di sentimento, che ci aveva sollevati per qualche ora dalle bieche cure di ogni giorno.
Ricevuto il telegramma, Camillo Antona-Traversi rispose con una lunga affettuosissima lettera, dalla quale stralciamo questo brano:
«Dirai a tutti quale sia il conforto che da essi mi viene, quale la infinita mia gratitudine, tenerezza e devozione.
«Mercè vostra, ho riveduto oggi un raggio di sole, dopo tanta notte! Mercè vostra, o cuori nobilissimi, rinasco ora al lavoro, alla vita!»
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