E, come se tante indimenticabili dimostrazioni d'affetto non bastassero, mi giungevano, oltre ogni dire gradito, numerose lettere da amici e da letterati illustri, per i quali viva è, e sarà sempre, la riconoscenza mia.
Non so resistere al desiderio di riprodurne qui qualcuna. E chiedo venia, ai cortesi che mi scrissero, della libertà che mi prendo.
Luigi Capuana — uno dei più forti scrittori d'Italia nostra, che mi onorò sempre di sua fraterna amicizia — mi mandò questa cara lettera preziosa:
Roma, 25 luglio 1899.
«Carissimo amico,
Il successo dei Parassiti è stato schietto e solido: gli applausi sono scoppiati non solamente a ogni fine di atto, ma durante parecchie scene, con spontanea unanimità; e io ne sono stato lietissimo, più che se si fosse trattato di cosa mia.
E avrei dovuto esserne afflitto, perchè avete annullato un mio lavoro in due atti, che aveva un tipo identico al vostro commendatore Gaudenzi[6]. Dovrò rifare tutto da capo: mutare, cancellare ogni traccia di somiglianza.
Il vostro Gaudenzi è un tipo così vero, così vivo, che non si può rifare due volte in teatro!
V'invidio il successo; ma non ne sono geloso: me ne rallegro sincerissimamente con voi, che meritate questo conforto.
Sono sicuro che i Parassiti faranno trionfalmente il giro dei nostri teatri.