G. Saffico — E. Boutet — F. Bartocci-Fontana — L. Capuana — G. A. Costanzo — G. Costetti — O. Calabresi — F. Cisotti — C. Core — T. Daretti — S. Danesi — G. Dei — G. Fabiani — G. Ferri — G. Franzinetti — R. Giovagnoli — C. Gambua — A. Gabrielli — L. Grande — C. Lotti — P. Mengarini — V. Molaioli — A. Mauri — G. Monaldi — L. R. Montecchi — Gr. Nani — Gr. Patriarca — T. Pasetti — I. Palmarini — C. Ruberti — G. Traversi — C. Tartufari — S. Sparapani — G. Savarese — E. Zama.

Molti altri amici e ammiratori dei due simpatici autori vollero essere ricordati, dolenti che l'estate li avesse già fatti allontanare da Roma.

Alla fine della cena bandita in onore di Giannino, presero la parola G. Costetti, R. Giovagnoli, T. Pasetti, in una forma veramente nuova, intrecciante cioè gli elogi per i meriti da tutti riconosciuti dell'ottimo lavoro del brillantissimo autore, con le osservazioni quali il pubblico aveva fatte intorno all'arditezza del tema; e Giannino rispose con simpatica efficacia, dando ragione dell'opera sua; così che ne venne una dilettosa conferenza intorno alla commedia La Scuola del marito e all'arte in genere.

C. Ruberti rammentò ai convenuti che, fra pochi giorni, si sarebbe data la commedia di Camillo, proponendo un brindisi di augurio all'amico lontano, che venne accolto da un urrà; e C. Lotti propose che, la sera dopo la rappresentazione dei Parassiti, tutti i presenti si trovassero a una riunione per festeggiare l'autore, il cui seggio di onore sarebbe stato occupato dal fratello Giannino. E così tra gli applausi si chiuse la simpatica festa.

***

E, in fatti, la sera dopo la rappresentazione dei Parassiti, gli amici convennero puntuali alla cena in onore di Camillo, e il posto suo d'onore veniva occupato da Giannino.

Qualche cosa di intimo, di gentile. Oltre al presidente lontano, il vice presidente T. Pasetti, che aveva assistito alla cena precedente, mandò da Bologna un affettuoso saluto e augurio perchè l'acclamato autore sia presto ridonato all'arte e al paese; e anche il Baffico e il Palermi, egualmente lontani, vollero essere ricordati. E da Torino, Adolfo Riccardi-Re mandò un telegramma, per esser considerato come presente, plaudendo agli iniziatori della festa gentile.

All'amico lontano, cui un destino che assurge alla tragicità del fato greco agita senza requie l'anima travagliata, volava il pio saluto di coloro che desideravano essere a lui ricordati.

Giorni prima brindavamo all'amabile autore dell'allegra commedia la Scuola del marito: quella sera, un sentimento più alto e profondo ci univa; e, nell'era volgente e nella non dolce stagione, faceva bene all'anima il mirare una così eletta schiera di amici convenuta per rendere onore al valoroso collega, e per mandare una risposta di conforto a lui che da lontano c'inviava una gentile opera d'arte come fiore del ricordo, come il simbolico Non ti scordar di me!

E noi di te non ci scordiamo. Piacque agli Dei la causa del vincitore, a Catone quella del vinto. Ed è proprio di persone che hanno l'animo temprato a tutto ciò che è nobile e artistico, l'essere sensibili verso coloro che la sventura colpisce. E perciò noi gridiamo: «coraggio, Camillo!» Una eletta schiera di amici è qui convenuta per renderti onore e per augurarti che tu possa ogni tanto arricchire di altre opere d'arte il nostro teatro italiano, vendicandoti così nobilmente del destino che spinge l'anima tua appassionata.