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Anche a Milano, del resto, trovai numerosi difensori, sopra tutto nel «pubblico, che accorse numeroso a udire e applaudire la commedia, così alla seconda replica[9], come alle altre»[10].
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Le accuse, però, che — così a Roma, come a Milano — molti critici mossero all'atto secondo; e il giudizio che di esso diede sopra tutto il pubblico del Costanzi e quello del Manzoni, m'indussero, dopo matura riflessione, a fondere l'atto secondo nell'atto terzo, sì da dare maggior interesse all'azione e rendere più organica tutta la commedia.
E che ebbi non una, ma mille ragioni di così fare, non tardarono a provarmelo i lietissimi successi, venuti dopo, di Torino, di Firenze, di Genova, di Palermo, di Trieste, di Padova e di Parma.
I primi a darmi lode incondizionata della eseguita fusione, furono gli stessi critici romani, che pur avevano sì benignamente giudicata la prima edizione dei miei Parassiti.
Ho qui, sott'occhio, quanto ebbero a scrivere, allorquando — non più la Compagnia Leigheb-Reiter, ma la Compagnia V. Talli-Irma Grammatica-Oreste Calabresi — sempre sulla scena del Costanzi, ridiede il lavoro un anno dopo [luglio del 1900].
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«La réprise dei Parassiti al Costanzi.
Per la bella commedia di Camillo Antona-Traversi si è rinnovato iersera il successo che già l'accompagnò l'anno passato, quando venne eseguita dalla Compagnia Leigheb-Reiter. Il lavoro è stato opportunamente ridotto in tre atti; e vi guadagna molto nella delineazione dei caratteri e nella orditura scenica. Calabresi fu anche questa volta un Don Gennaro Gaudenzi assai caratteristico, e meritò frequenti applausi. Piacquero pure la Galli, la Piperno-Marini, il Ruggeri, il De Antonio, il Rodolfi, la Vestri, la Garetti e il Giovannini per la felice macchietta del violinista Oswaigiaski»[11].