E quel segretario, anima dell'anima del parassita, che tiene in perfetta regola i registri di tutti i disastri, di tutte le pubbliche calamità; e s'attacca, come un'ostrica, allo scoglio, ovunque subodora un guadagno, lecito o illecito, poco importa; sfruttatore nato di tutto il genere umano, copia volgare dal parassita maggiore, quel segretario è di una verità sorprendente.

E così il figlio del Gaudenzi, e così tutte le figure minori, che si agitano, in quel mondo speciale, intorno all'astro massimo: parassiti della carità, dell'arte, della bellezza, della bontà: di tutto!

Angelo delicato, fiore sbocciante nella vasta landa inseminata, appare la figlia del Gaudenzi, cui l'amore santo dell'arte dà la forza della ribellione.

E la scena nella quale la fanciulla sente l'anima sua in rivolta contro il miasmo che l'attornia; e, divincolandosi da esso, vuol aprire i polmoni per respirare aria pura, quella scena è veramente mirabile.

Il lavoro ha avuto successo grandissimo, incontrastato.

Il forte commediografo, l'instancabile lavoratore, può, vicino alle Rozeno, scrivere a lettere d'oro: Parassiti; chè questa commedia vale l'altra acclamata e premiata, corsa su tutti i teatri d'Italia, come manifestazione di un ingegno drammatico superiore.

Oreste Calabresi ha fatto del Gaudenzi la riproduzione di un tipo gustosissimo. Benissimo la Galli, il Ruggeri, la Vestri, il Giovannini, d'Antonio, Ridolfi e tutti gli altri.

Liberati»[16].

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All'Alfieri di Torino [29 dicembre 1899], la commedia così ridotta ottenne tutti i suffragi del pubblico e della critica e fa replicata per varie sere[17].