Luigi Süner, fraterna anima, mi scriveva:

4 luglio, 1900.

«Caro Camillo,

Con la tua commedia i Parassiti non hai diminuito la giusta fama di commediografo valente e studioso della società dei nostri tempi. L'agilità del dialogo e il movimento scenico, i quali mantengono incatenato il pubblico, lo attestano. L'organismo e l'originalità, non dico assoluta, perchè sarebbe impossibile, ma relativa, nulla lasciano a desiderare. Il tuo Commendatore, come carattere informato a satira, è tratteggiato con efficacia; e sono di parere che, come il Calabresi, gli attori di valore lo manterranno sulla scena. Non ti sembri poco. Nei particolari, mi riferisco agli articoli del «Corriere Italiano» e della «Settimana». In questo momento, lo scrivere mi costa molta fatica, perchè lo stato dell'animo mio tetro, a momenti a momenti irrequieto, non mi dà pace. Sarebbe sforzo inutile: tu mi hai capito e mi perdonerai la concisione. Lavora con tranquillità: tutti ti vogliono bene, e non è poco in un periodo d'indifferenza grande.

Ti abbraccia il sempre tuo

Luigi».

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Anche al Paganini di Genova [30 gennajo 1901]; al Teatro Garibaldi di Padova [23 maggio 1900] e all'«Olympia» di Palermo [26 novembre 1900],[20] i successi lietissimi si rinnovarono e confermarono.

A Palermo, i Parassiti furono dati dalla Drammatica Compagnia della signora Italia Vitaliani, diretta da Carlo Duse, che fu un Gaudenzi di molta efficacia e di non comune valore.

Un'altra grande fortuna aspettava la mia commedia: quella d'aver a interprete Ferruccio Benini, il collaboratore maraviglioso di Carlo Goldoni, di Giacinto Gallina, di Riccardo Selvatico; uno dei maggiori attori del teatro contemporaneo.