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Il Nobil Omo Vidal volle tradurre egli stesso la commedia nel suo bel vernacolo. Questa sua cara letterina me ne dava la lieta notizia da Fiesole:
«Carissimo Camillo,
Ho già cominciato la traduzione da me stesso: vale a dire, dettandola a un mio scritturato, che sta con me.
Il dialogo e l'indole dei personaggi sono facilmente traducibili in veneziano; e non fa d'uopo alcuna modificazione radicale.
Il titolo solo dà un po' da pensare, non essendo affatto veneziano; ma credo che, lasciandolo così, sarà la miglior cosa.
Una di queste sere Talli la rappresenta all'Arena Nazionale, e andrò a udirla: così mi sarà più facile porla in scena.
Resta inteso che — ove la commedia vada — non l'accordiate all'altra Compagnia veneziana!
Se faccio a tempo, la porrò in scena a Milano nel prossimo luglio: se no, sarà per la piazza successiva.
Grazie degli augurj, che ricambio di cuore, anche da parte di mia moglie.