Parassiti. — Commedia in 4 atti di Camillo Antona-Traversi. — Teatro «Alfieri», 29 dicembre.
Il titolo ha, se non altro, il merito di essere chiaro e di indicare allo spettatore chiaramente che cosa sarà la commedia. E questa ha il merito di non mancare alle promesse del titolo; e di svolgere, un po' monotonamente, un po' troppo uniformemente se vogliamo, ma efficacemente, dei caratteri.
Ma svolgerli efficacemente non è tutto. Bisogna che questi caratteri siano originali: se non originali, bisogna che il metodo con cui sono studiati ci appaja nuovo, ci si dimostri atto a far risaltare di loro quelle peculiari caratteristiche che altri dipintori avean trascurate o lasciate nell'ombra.
Se alla mancanza di originalità dei caratteri si unisce 1a mancanza di originalità nello studio, potrà venir fuori da questa unione forse una commedia che una sera o due divertirà, ma che non resterà nei nostri ricordi, non avrà lunga vita nelle nostre impressioni.
Questa commedia di Camillo Antona-Traversi mi pare così. Il tipo che vi campeggia è vecchio. A non citare capilavori, noi ne abbiamo visti esemplari in moderni romanzi e in moderne commedie. Ed è naturale che quel tipo seduca. Nella vita d'oggi, egli ha il suo posto tanto più definito, quanto più egli è indefinibile: oggi, parassita della politica; domani, parassita degli affari; doman l'altro, parassita dell'arte, della beneficenza, degli affetti. Voltaire ha detto che il parassita è una bestia piccola che vive alle spalle di una bestia più grossa: definizione intuitiva che serve anche, naturalmente, per il commendatore Gaudenzi, ideato dal Traversi.
Ma gli serve troppo bene, direi quasi. Quasi direi che noi desidereremmo minore fedeltà in lui al tipo classico del parassita.
Il difetto di questa commedia è quindi un difetto di vecchiezza. Ma sarei ingiusto se non riconoscessi che dei vecchi materiali l'Antona-Traversi si è servito con disinvolta maestria e che qualche cosa vi ha aggiunto.
Vi ha aggiunto una certa snellezza moderna, eccessiva fino talvolta, e radente quasi, come nel secondo atto, i confini della pochade: vi ha aggiunto una sobrietà efficace in certi punti, che non può non esser lodata quando si pensi che di un tipo così, tutto esterno, era tanto facile, col pretesto di renderlo più vivo, esagerare le linee.
Tutte queste sono qualità che alla commedia dell'Antona-Traversi vanno riconosciute e che spiegano il successo di ieri sera. Il quale sarebbe stato anche più vivo e più completo di quello che fu, se alla commedia non nocessero, per contro, qua e là, certi convenzionalismi di situazioni più pericolosi assai della inoriginalità dei tipi.
L'intreccio, lettori? Ma da quanto ho detto più sopra voi dovete aver capito che intreccio propriamente non c'è. Tipi e scene. E se gli uni e le altre fossero tutti e tutte originali, artistiche e vigorose ci sarebbe da rallegrarsi davvero con Camillo Antona-Traversi del successo di ieri. Applauditi due e più volte tutti gli atti: il secondo parve un po' menare il can per l'aia e piacque meno.