Vice-Olrac».

(Il Proscenio; Napoli, 7 gennajo 1900).

«L'esecuzione da parte di Calabresi fu maravigliosa. Egli ha movimentato, parlato, pensato, sottintesa la sua parte. Sembrava che deducesse lì, sul palcoscenico; non che l'avesse appresa da un altro. Più naturale e più comico di così non credo che C. Antona-Traversi possa in avvenire trovare un Gaudenzi.

Piero Ottolini».

(Gazzetta Letteraria; Milano-Torino, 11 novembre 1899).

«Oreste Calabresi, il protagonista, fu addirittura un collaboratore dell'autore. Qualche cosa di semplicemente maraviglioso. Il tipo del Commendatore parassita fu da lui così evidentemente reso che, uscendo dal teatro, vi chiedevate: «Dove ho conosciuto costui»?

(Il Piccolo Faust; Bologna, 8 novembre 1899).

«Voi che avete visto la commedia a Milano, indovinerete che il più grande successo lo ebbe il Calabresi, il quale ha fatto della parte di Gaudenzi uno studio così accurato e vero, che credo sarà impossibile trovare un altro attore che riesca a eguagliarlo. Il Leigheb e il Carini, le signore Zucchini, Leigheb e Cristina misero in opera tutta la loro grande abilità per far spiccare i meriti della nuova commedia, della quale c'è da cordialmente congratularsi coll'autore».

(L'Arte drammatica; Milano, 13 gennajo 1900).

«Il tipo di questo imbroglione — che, non ostante tutte le sue marachelle, non può ascriversi come vorrebbe l'autore nella famiglia dei Parassiti — è magnificamente riprodotto da Oreste Calabresi, un attore che ha saputo elevarsi, col solo consiglio dell'arte sua, su non pochi altri celebratissimi comici Egli sa così opportunamente far giocare la sua nobile fisionomia, e senza cader mai nel grottesco, che è un godimento a vedere. Sobrio negli effetti, minuzioso nello studio dei particolari, geniale nella intonazione della voce e nella mimica, egli conquista subito la simpatia del pubblico più esigente, e da queste conquiste è breve il passo a quella verso la quale tende ogni vero e grande artista, sulla scena e fuori: la gloria».