Nulla — come ambiente — di più verosimile e anche di più vero di tutto questo. Roma, col suo gigantesco roteamento di farfalle che vengono a bruciarsi le ali al lume della capitale, col suo esercito di affittacamere, col suo numero rilevante di spostati e di spostate, offre ben altri esemplari di parassiti. In fondo, il livello morale dei personaggi di questa novissima commedia non è che quello delle Rozeno, riprodotto però in modo meno sincero e spesso artificiale.
Quindi — mentre dal punto di vista artistico il merito del lavoro è costituito dalle stesse asperità di esso — dal punto di vista delle suscettibilità sociali, nulla c'è che possa compromettere — a Roma come altrove — il successo della commedia.
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Ma il successo odierno ha una portata speciale, in quanto si riferisce al caso dolorosissimo dell'autore dei Parassiti, che furono scritti nella tristezza dell'esilio.
Tutti conoscono il cumulo di disgrazie — è la parola — piombate sul buon Camillo.
Ebbene, gli applausi di iersera e delle altre città d'Italia, leniranno il dolore del randagio scrittore, torturato più di tutto dalla forzata lontananza dall'Italia.
Non sono dunque applausi ordinarj quelli di iersera, poichè daranno coraggio al Traversi di rompere definitivamente il silenzio in cui si è mantenuto per quattro anni.
Tutti avranno riflettuto, iersera, che la moralizzatrice commedia è il prodotto di un temperamento fondamentalmente buono.
Quest'uomo, che ha seminato favori, prestiti, elogi esagerati o immeritati, raccogliendone indifferenza e ingratitudine; che, figlio di un milionario, stenta la vita all'estero, non ha neppure saputo serbar rancore al suo destino.
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