Sanfelice, annuvolato, taceva. Soltanto di ora in ora usciva dal suo mutismo per sottoporre al critico una sua riflessione:
— Se — egli diceva — la tela fosse stata abbassata prima che finisse il primo o il secondo atto, avrei già avuto un telegramma. Vuol dire che il lavoro è andato alla fine. —
E si consolava dell'amarezza che gli produceva la gioja di Camillo.
Pur troppo, la gioja fu breve! Il domani il telegramma venne. La caduta era stata clamorosa.
Sono lontani — ahimè! — per il Traversi, quei tempi felici; come sono lontani i giorni fortunati in cui, inebriato dal successo dal suo piccolo capolavoro, firmava le sue innumerevoli lettere: Il fortunato autore delle «Rozeno»[23].
Camillo Antona — Traversi.
Dopo il silenzio infecondo di pochi anni, fra lo strazio intimo di tante angosce, ritorna, acclamato sulla scena, il nome di Camillo Antona-Traversi. E vi ritorna sotto la luce radiosa dell'autore drammatico che, presentando un nuovo lavoro, aggiunge un nuovo plauso alla sua fama di artista coscienzioso e geniale.
I Parassiti, che il pubblico di Roma ha così favorevolmente accolti, sono una commedia di ambiente; una di quelle commedie alle quali più amò dedicarsi Camillo Antona-Traversi, e dalle quali raccolse i suoi migliori successi. Ma essi sono, sopra tutto, uno sfogo, una protesta, un pianto dell'anima sua lacerata.
Con quel titolo, con quei caratteri, egli non ha voluto bollare soltanto una classe di vermi vivacchianti e ingrassantisi, con l'intrigo e con l'imbroglio, sulle ruine degli altri; ma, forse, ha, più che altro, voluto porre alla gogna della scena tutti quei Gaudenzi, commendatori o no, che gli hanno succhiato il danaro, la gloria, la pace dell'anima. Egli ha voluto, forse, che il pubblico — il gran giudice, il gran giustiziere — desse lui il voto supremo; e, fra il disgusto che quei personaggi gl'inspiravano, ripensasse all'autore della commedia, che quei personaggi aveva creati e che di quei personaggi era la vittima.
E il gran voto fu dato, nella sala del Costanzi, spontaneamente, solennemente! Poichè il pubblico, nella sua giusta ammirazione per l'artista, seppe vedere, oltre l'artista, l'uomo; oltre le scene di una commedia in quattro atti, le scene di un dramma umano vissuto di tormenti e scritto di lacrime; e, plaudendo all'autore, riabilitare nella sua stima e richiamare al suo affetto l'esule dolente, condannato a pagare la perversità di molti parassiti con la felicità di tutta la sua esistenza!