È veramente difficile tenergli dietro. V'occorre uno sforzo intenso. Lo si fa volentieri, perchè anch'egli è un affascinante causeur, un delizioso narratore d'aneddoti.

Ora, egli è nell'esilio e non potrà assistere lunedì sera alla rappresentazione dei suoi Parassiti al Costanzi. Le sue forti e originali commedie eran sempre seguite da Camillo Antona-Traversi con tenerezza paterna, tra gli applausi del pubblico.

Questa commedia non avrà questa sua tenerezza: essa non è stata scritta a Venezia, come le altre, in quella Venezia ispiratrice. Essa fu scritta nello scoramento squallido dell'esilio. Ma a i Parassiti gli amici — e non della ventura — saranno cuori fraterni. E non dubitare, Camillo dilettissimo: nel tuo esilio, ti giungerà, raggio di sole, il successo che ai tuoi Parassiti decreteranno pubblico e critica lunedì sera, al Costanzi, per dimostrarti l'affetto verso l'uomo buono e infelice, e l'ammirazione per lo scrittore vigoroso e ardito.

Sarà per Camillo Antona-Traversi la prima gioja di questi ultimi anni. Ma tutto sta a cominciare. Molte altre e intense terranno dietro a questa prima.

La bontà ha dei diritti, e l'ingegno dei privilegi.

Lucio d'Ambra»[2].


E Stanislao Manca — l'autorevole critico drammatico della Tribuna, che onora con la dottrina e con l'ingegno l'arte nostra — così dava ai lettori del grande giornale romano l'annunzio dei miei Parassiti:


«È domani sera che si rappresenterà per la prima volta in Italia questa nuova commedia di Camillo Antona-Traversi. L'autore delle Rozeno, dei Fanciulli, della Danza Macabra e di tanti altri applauditi lavori — rimasto troppi anni lontano dal teatro — vi ritorna ora; e, ci auguriamo tutti, per ritrovarvi quei successi che il suo ingegno e il suo cuore meritano in modo particolare.