Ho accennato al fieno di trifoglio; è un alimento dei più indicati e da qualche tempo incessantemente suggerito da tutti i trattatisti come dai pratici per la nutrizione del pollame in genere grazie alle sue qualità efficienti accoppiate al costo minimo. Bisogna servirsi di fieno che sia stato segato poco prima della fioritura, lo si sminuzza col trinciapaglia la sera avanti di distribuirlo, quindi se ne mette quel tanto che occorre secondo la quantità di animali da nutrire, e ciò si apprenderà facilmente con l'uso, in una bigoncia od in recipiente qualsiasi, preferibilmente in legno, versandosi sopra dell'acqua bollente; il fieno imbibendosi gonfia molto ed in capo ad una diecina d'ore servirà, mescolato a crusca, a formare un buon pastone in cui sarà bene aggiungere per renderlo maggiormente appetitoso ed anche vieppiù nutriente, un po' di sale e qualche sostanza, fra quelle facilmente ottenibili, saporita.

Del resto la maggior parte delle erbe, le ortiche le insalate, come anche le patate di scarto cotte e tagliuzzate e le barbabietole trinciate, associate ai panelli formano dei pastoni che, fra parentesi, devono esser piuttosto molli che troppo asciutti, di costo ridotto o minimo ed abbastanza nutrienti. Anzi, così costituite queste razioni sono per la loro modicità quelle che più convengono durante l'epoca in cui i riproduttori hanno meno bisogno di alimentazione corroborante ed anche per i giovani che si voglion conservare per la riproduzione i quali abbiano però già raggiunto il loro sviluppo.

La quantità che un'anatra assorbe in una giornata dev'essere di almeno 150 grammi di alimenti pesati asciutti: crusca, panelli, granaglia, compreso l'elemento animalizzato ma senza calcolare quello verde il quale deve servire solo a titolo di complemento; Pascal[1] calcola il peso totale giornaliero in cibo misto e secco occorrente per un'alimentazione normale di un'anatra in 75 grammi per ogni chilogrammo di peso vivo. Ma siccome in avicoltura nulla vi è di assoluto, così il determinare in modo preciso la quantità è cosa impossibile, ciò dipendendo molto dallo stato di salute, dall'età ed anche dalla varietà degli animali che si allevano, alcune razze di più rapido sviluppo avendo delle esigenze che altre non dimostrano; la teoria cede generalmente il posto alla pratica. In massima, più la quantità ed il valore degli alimenti sono forti, e se gli animali li assimilano facilmente, gli effetti si fanno sentire in modo visibile o si possono constatare sulla bilancia nei giovani che si allevano, pei quali un nutrimento in cui la relazione nutritiva sia stretta, ossia la proporzione delle materie azotate fortissima, è indispensabile pel loro rapido sviluppo; ed è questo il periodo in cui l'alimentazione va più accurata.

Come si allevano gli anatrotti

La maggior parte delle anatre domestiche è assai precoce nella fetazione, alcune, come la Corritrice Indiana incominciano fin dall'Ottobre, ma viceversa, in genere non sono molto propense a covare, anzi, vi sono delle razze affatto restie; ciò fa sì che è di tutto interesse affidar le uova a qualche gallina od alla tacchina e meglio ancora all'incubatrice artificiale.

Trovar delle galline disposte a covare nella stagione invernale onde aver così una schiusura precoce è difficile se non impossibile; si può ottener lo scopo forzando la tacchina a covare e ciò con dei sistemi alquanto barbini, ma neanche sempre ci si arriva poichè è cosa contro natura, ed in ogni caso ciò costituisce un lavoro malagevole. Il sistema più sicuro e comodo è quello della incubatrice artificiale; questa è sempre pronta in qualsivoglia epoca dell'anno, essa non ha mai gl'insetti che perseguitano le chioccie animali e che si trasmettono alla progenitura, con essa si possono far schiudere non delle diecine, ma delle centinaia e migliaia d'uova. Certamente chi fa un minuscolo allevamento può contentarsi di una covatrice vivente, ma allora deve aspettare che questa sia di comodo a covare od altrimenti costringervela come si usa fare con le tacchine; volendo però delle nascite e degli allevamenti in inverno, il miglior metodo è l'artificiale, anche trattandosi di poche dozzine d'uova; attualmente si trovano delle macchine, degli apparecchi abbastanza perfezionati da permettere a chiunque dei risultati oltremodo soddisfacenti.

Ma qualunque sia il genere d'incubazione che si voglia adottare, per aver delle schiusure vigorose bisogna che le uova provengano da genitori sani, ben nutriti e ben tenuti, non troppo giovani nè vecchi, di due anni circa. Incidentalmente va detto che volendo conservare un buon sangue, i riproduttori vanno sostituiti dopo qualche anno di funzionamento, sei al massimo; si deve inoltre aver cura di scegliere fra i giovani allievi destinati alla riproduzione quelli delle prime covate annuali, i più robusti, i meglio costituiti, mantenuti in libertà, affinchè possano far molto esercizio anche sull'acqua e così raggiungere il maggior sviluppo desiderabile.

Parmi inutile entrar qui nella descrizione delle solite pratiche richieste per l'incubazione, sia essa naturale come artificiale; sono per le uova d'anatra le stesse di quante occorrono per quelle di gallina con la sola differenza della durata che per il nostro palmipede è di ventotto giorni invece di venti o ventuno per le uova di gallina. Su tale argomento mi sono lungamente intrattenuto in altro mio lavoro pubblicato dallo stesso editore[2] del resto le pratiche necessarie si trovano descritte in tutti i manuali di pollicoltura. Se non mi soffermo su questo punto è perchè ho inteso nel presente lavoro attrarre l'attenzione del lettore più che altro sulla convenienza dell'allevamento dell'anatra per la produzione di carne e per la utilizzazione dei sotto prodotti lasciando da parte i dettagli dell'incubazione troppo noti alla generalità, per indugiarmi invece alquanto sul tema dell'allevamento propriamente detto.

Non conviene all'allevatore dar a covare le anatre, anche quelle che ne dimostrano la volontà come succederebbe se si lasciassero tutte le uova a misura di deposizione, chè ad un certo punto questa si fermerebbe e l'anatra si accingerebbe a covar quel dato numero d'uova che madre natura le suggerisce di far nascere; è assai preferibile prolungare la fetazione il più che si può col sottrarre le uova di mano in mano, lasciandone nel nido soltanto uno o due perchè la fetatrice sia attratta a continuare, e con ciò arrivare al massimo.

Fra le diverse covatrici la meno adatta è la gallina, anche nell'epoca più propizia, poichè la durata dell'incubazione dovendo protrarsi fino a 28, 30 giorni ed anche 35 secondo le razze dell'anatra, la gallina mal sopporta un periodo così prolungato di sequestrazione, mentre resiste senza difficoltà la tacchina, che può inoltre tenerne sotto di sè un numero ben superiore, presentando essa con ciò un altro vantaggio; non parliamo poi dell'incubazione artificiale per la quale sarebbe indifferente una durata di tre mesi se vi fossero delle uova schiudibili a simile scadenza.